Onorato (con Conte) in piazza contro il Melonellum. Renzi attacca il M5s

Progetto civico guida la protesta contro la maxi raccolta firme anti "cespugli"  e riunisce il campo largo sotto il Senato. "Una norma truffa, salva casta". Pronti i ricorsi alla Consulta. Ci sono anche le bandiere di Rifondazione comunista, per il Pd ecco Francesco Boccia. Ma la sfida al centro, in vista delle primarie di coalizione,  alimenta le tensioni. Veleni tra Iv e Movimento

14 SET 26
Ultimo aggiornamento: 19:10
Immagine di Onorato (con Conte) in piazza contro il Melonellum. Renzi attacca il M5s
Accanto ad Alessandro Onorato, alle bandiere di Progetto civico Italia (PcI), ecco quelle di Rifondazione comunista. Ce n'è pure una con Che Guevara e un'altra che raffigura Lenin. Altro che maggioranza Ursula. Contro la maxi raccolta firme, prevista dal Melonellum per i nuovi partiti, c'è il campo extralarge. Si preparano barricate e ricorsi alla Consulta. Arriva Giuseppe Conte, poi anche Francesco Boccia in rappresentanza del Pd e di Elly Schlein (assente), e Angelo Bonelli per Avs. Manca solo Italia viva di Matteo Renzi, e non è certo un caso, perché dietro la costruzione del centro, dei centri, nell'alleanza anti Meloni ci sono sospetti e veleni.
Video di Nicolò Zambelli
È la protesta convocata sotto il Senato – dopo un breve corteo che passa per Piazza Navona – dal PcI di Onorato, che ha scritto anche a Sergio Mattarella e aveva promesso battaglia contro la norma definita "anti-cespugli". Si contano qualche centinaio di persone. Qualcuno si distrae, prova a registrarsi per i biglietti degli Oasis, in arrivo a Roma come ufficializzato dallo stesso Onorato poco prima dell'iniziativa. Dal megafono l'assessore capitolino, benedetto da Goffredo Bettini, parla di "lodo salva casta", di "una norma truffa" che è "surreale e non da paese democratico". Serviranno, per presentarsi alle elezioni, 6 mila firme per collegio. Mentre Meloni, con FdI, "nel 2013 entrò in Parlamento raccogliendone 40 mila", ricorda Onorato accompagnato da Ismaele La Vardera (con Dino Giarrusso) e dai suoi amministratori. Un argomento che poco dopo sarà utilizzato anche da Conte. Il primo tra i leader del campo largo ad arrivare (e anche il primo ad andare via). Ma quanto basta per sposare la battaglia contro "questa oscenità antidemocratica e illiberale", dirà l'ex premier, facendo riferimento anche alla "casta".
Di Ucraina non vuole parlare, pure il M5s però assicura barricate contro la legge elettorale su cui domani è atteso il voto in Senato, prima dell'ultimo passaggio alla Camera per l'approvazione finale. In piazza si vedono anche i vessilli di "Ora", il partito di Michele Boldrin, e un cartello di "Volt". Nessuno di loro vuole essere chiamato "cespuglio". Uno alla volta, dopo l'intervento di Onorato, i vari leader delle formazioni minori prendono la parola: da Maurizio Acerbo, di Rifondazione comunista, a Enzo Maraio del Psi. Ci si appella alla Costituzione, si denuncia "il colpo di stato". Non c'è Riccardo Magi, è il giorno della camera ardente di Emma Bonino, ma +Europa sottoscrive la battaglia. Il dem Boccia va all'attacco di Meloni, che cambia le regole per restare attaccata alla poltrona: "L'unica cosa che ha prodotto in questi quattro anni è Vannacci". Quindi annuncia che "porteremo questa truffa davanti alla Corte costituzionale". In Parlamento si valuta ancora l'ipotesi di agevolare la nascita di un nuova componente nel gruppo Misto, distaccando parlamentari eletti in altri partiti, così da evitare al PcI (e non solo) la raccolta firme.
Il Pd qualche giorno fa non sembrava entusiasta della soluzione. Ma Boccia non si tira indietro: "Abbiamo sempre dato una mano per l'unità della coalizione". Cita i precedenti simili con +Europa e le autonomie, a cui i dem hanno "prestato" deputati. Poi aggiunge: "Qualsiasi cosa dovesse essere necessaria la faremo". È una strada dalla quale Onorato, è lui a dirlo, vorrebbe stare lontano: "Non vogliamo operazioni tattiche". Che avrebbero il sapore del palazzo. Era un'idea caldeggiata prima di tutto dal M5s qualche giorno fa, che ha contribuito ad alimentare ulteriormente i sospetti di Matteo Renzi, secondo cui Conte lavora alla costruzione di un altro centro per estromettere Iv. Ma anche per avere un'altra sponda in vista delle primarie, considerando pure che Iv sta dalla parte di Schlein. "I Cinque Stelle sanno che un veto su di noi è inspiegabile, specie dopo che abbiamo preso più voti di loro in alcune regioni come la Toscana e abbiamo comunque aiutato Fico in Campania col 7 per cento", scrive Renzi nella sua newsletter. "Ma noi ci siamo. Mi sembra giusto a questo punto – continua – andare con due liste diverse: del resto noi con i giustizialisti come Ingroia non abbiamo niente a che spartire". È la sfida nella sfida, all'interno del campo largo, con vista gazebo. Riformisti contro amministratori. Anche per questo Elly Schlein ha deciso di mobilitare i suoi di amministratori, con un evento a Verona in programma a novembre. I sindaci sono in grado di attrarre le preferenze. Ma prima c'è una leadership da conquistare.