L'altro centro di Onorato: "Renzi? Impossibile un accordo. Siamo noi la verà novità. Aiuteremo il campo largo"

L’assessore romano in campo (largo): "Alle primarie ci saremo. Subito programma e aazebo. Vogliamo recuperare i temi che il centrosinistra ha colpevolmente lasciato alla destra. A partire dalla sicurezza: servono più carceri". La proposta sugli asili nido

7 SET 26
Ultimo aggiornamento: 06:05
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Lo dice e lo ripete: “Vedrete, saremo noi la vera novità alle prossime elezioni”. Ne è convinto, Alessandro Onorato. Sicuro che la sua nuova avventura politica, Progetto civico Italia, sarà decisivo. “Ci sono un sacco di elettori che non voteranno Meloni, ma non si riconoscono negli attuali partiti del centrosinistra. Noi abbiamo l’ambizione di conquistarli, di riportarli alle urne”. Con una proposta, un’altra, centrista? “Io la definisco civica. Guardi, vengo da Ostia, non da Beverly Hills. Sono un amministratore e conosco i problemi delle persone”. Che attendono risposte. “Questi problemi hanno bisogno di radicalità, nei tempi e nel merito delle decisioni. Altro che moderatismo… Ci vuole concretezza per costruire, riordinare, armonizzare un’Italia diversa. Funzionante e più giusta”. Ed è per questo che chiede agli altri leader del campo largo di darsi una mossa. Niente psicodrammi, “ma si usi settembre per il programma e poi subito le primarie. Noi ci saremo”.


Onorato, che mercoledì compirà 46 anni, è oggi l’assessore capitolino ai Grandi eventi, Sport, Turismo e Moda. E’ in Campidoglio da oltre 20 anni: “E’ il mio record”. Imprenditore, ha iniziato a fare politica sin da giovane, in varie forme. “Rappresentante di istituto ai tempi del liceo, sono stato lupetto e scout. Molto associazionismo cattolico”. E’ così che ha conosciuto Walter Veltroni ed è con l’ex sindaco di Roma che è cominciata la sua avventura politica. Fino al giugno scorso quando ha lanciato ufficialmente Progetto civico Italia, il partito dei sindaci e degli amministratori. “Oggi siamo già in oltre 1.000 comuni, solo a Roma sono stati aperti 118 comitati civici. Mentre gli iscritti sono 12 mila in tutta Italia. Abbiamo inoltre venti centri studi, distribuiti in tutte le regioni, che stanno elaborando un piano industriale per far ripartire l’Italia: diremo che cosa vogliamo fare, in quali tempi e con quali risorse”.
Tra chi ha deciso di abbracciare il percorso di Onoraro, spiccano fra gli altri tre consiglieri regionali in Friuli-Venezia Giulia, guidati da Simona Liguori. In Sardegna ha aderito l’assessore regionale Sebastian Cocco. A Napoli, siamo nella Giunta Manfredi, ecco l’assessore Carlo Puca. E ancora – Onorato ne dà contezza sui suoi canali social – in Emilia Romagna si è unito al Pci Vincenzo Paldino (consigliere regionale eletto nella civica di De Pascale), in Lombardia troviamo Silvia Palestra. Tornando al sud, in Basilicata, tra i consiglieri in regionali c’è Roberto Ciffarelli, ma anche la vicesindaca di Potenza Federica D’andrea. Mentre in Abruzzo ecco il consigliere Roberto Menna e poi il presidente della provincia di Teramo Camillo D’Angelo, ovvero il sindaco di Valle Castellana noto alle cronache per lo sconto comunale sulla benzina.
Insieme a questa rete l’assessore capitolino, che sta girando l’Italia per presentare il suo progetto, ha già prodotto – assicura – 128 proposte di legge. “Ne racconto una che è emblematica”. Prego. “Sono 30 anni che si parla di asili nido gratuiti all’utenza Sa quanto costerebbe fare un piano serio per avere queste strutture in tutta Italia? Meno di 500 milioni, che è pochissimo per il bilancio dello stato. Venti giorni di sgravi sul carburante ci costano 300 milioni. Ma la politica attuale preferisce la strada dei bonus e delle mancette a quella delle riforme strutturali. Da settembre a Buccinasco, alle porte di Milano, il cui sindaco ha aderito a Progetto civico Italia, gli asili saranno gratuiti e lo faremo con i soli sforzi del comune. Ma è evidente che di questo si dovrebbe occupare il governo”. Sarà anche una delle proposte che PcI intende portare al famoso tavolo per il programma del campo largo. “Ma vogliamo occuparci anche dei giovani, della fuga dei cervelli. Siamo di fronte a un governo che si vanta di essere il più longevo, ma vive alla giornata e rincorre Vannacci. Gli italiani però non ti premiamo per la longevità, lo fanno per le soluzioni”. Onorato e i suoi compagni di viaggio sono convinti di averne molte. Anche se, spiega ancora l’assessore in questa chiacchierata, ci sono altre questioni su cui la sua rete di amministratori intende distinguersi. “Vogliamo recuperare una serie di temi che il centrosinistra ha colpevolmente lasciato alla destra. A partire dalla sicurezza e dall’immigrazione, che può essere affrontata solo insieme all’Europa, lavorando sulla stabilizzazione dell’Africa, e non con i deliri sovranisti e nazionalisti di Meloni, Salvini e Vanacci”. Accanto a questo il leader di PcI sottolinea anche l’aspetto repressivo, che considera altrettanto importante. “Gli immigrati irregolari che commettono reati devono tornare nel loro paese, perché hanno perso la loro occasione. Questo il centrosinistra deve avere il coraggio di dirlo. Non possiamo dare la sensazione che chiunque qui possa fare quello che vuole, è inaccettabile, mentre la gran parte degli italiani soffre e mentre c’è chi ha paura ad andare in giro da solo di sera”. Essenziale dunque nel ragionamento di Onorato è il controllo del territorio. “Meloni parla tanto di sicurezza, ma mancano 33 mila agenti tra polizia e carabinieri. Servirebbero anche almeno 22 mila assunzioni per la polizia locale in tutta Italia. Il centrosinistra deve essere vicino alle forze dell’ordine. Non sono nemici, si tratta di professionisti seri, non è l’Ice di Trump”. Per Onorato, inoltre, “è necessario costruire più carceri, per la certezza della pena ma anche per garantire condizione di detenzione adeguate all’interno delle quali costruire percorsi professionali di riabilitazione e recupero”. Un esempio? “I corsi di alta sartoria che il comune di Roma organizza a Rebibbia: chi li frequenta dopo trova un lavoro, abbattendo il tasso di recidiva”.
Onorato insiste, sottolineando ancora che la “sicurezza deve essere una priorità”, avanza proposte. Ma è chiaro che certe idee per essere tradotte in azioni concrete hanno bisogno di essere calate all’interno di un orizzonte politico più ampio. E quello del campo largo, in cui PcI si colloca, fatica ancora a darsi un perimetro ben definito. Per non parlare della leadership. Questo weekend l’assessore, insieme ad altri, ha provato a dare il suo contributo radunando il campo largo ad Agrigento. Ad eccezione di Elly Schlein (ma comunque la quota Pd è stata ben rappresentata), c’erano tutti i leader del campo largo, oltre ai sindaci Gaetano Manfredi e Roberto Gualtieri. Ha raccolto anche la benedizione di Giuseppe Conte: “Con il PcI possiamo allargarci e recuperare astensionismo”. Si parlava di Sicilia dove avanza la figura di Ismaele La Vardera, leader del movimento Controcorrente che ha aderito a Progetto civico Italia. Che da queste parti conta 88 tra consiglieri comunali e assessori, 9 sindaci e 4 consiglieri regionali. Dice Onorato: “La Vardera sarebbe il miglior candidato per l’isola, è un ragazzo preparato e coraggioso che sta facendo una opposizione puntualissima a Renato Schifani e alla destra di FdI, che si caratterizza solo per scandali, arresti e inchieste. Controcorrente è il primo partito in Sicilia e siamo convinti che su La Vardera possa esserci una convergenza delle forze progressiste”. Ma se a livello regionale PcI prova a farsi perno dell’alleanza, a livello nazionale è più complicato. C’è la competizione tra Conte e Schlein, ma anche un certo affollamento al centro. Ci sono Più Europa di Riccardo Magi e i socialisti di Enzo Maraio, con cui Onorato continua a dialogare, c’è Ernesto Maria Ruffini e poi Italia viva di Matteo Renzi. Non sarebbe il caso di mettersi tutti insieme? “Abbiamo fatto un lavoro per unire migliaia di amministratori ed esponenti della società civile e lo abbiamo fatto per rivolgersi ai tanti che oggi non solo non si riconoscono nel Pd o nel M5s, ma nemmeno in Iv. Sono persone che non voterebbero il centrosinistra: ci rivolgiamo a questa maggioranza silenziosa che chiede una nuova classe dirigente”. Quindi aggiunge: “Unire quest’area, riformista, in un solo soggetto politico è una operazione molto complessa”. Onorato snocciola numeri e percentuali: PcI – dice – è oggi stimato al 2,5 per cento “ma sono fiducioso che presto arriveranno rilevazioni ben più sostanziose. Il tasso di astensione, lo ricordo, è al 50 per cento oggi”. Non solo, perché l’assessore romano ha dalla sua altri sondaggi: uno dell’istituto Piepoli che stima il gradimento per Onorato al 32 per cento (dietro Conte) e un altro pubblicato da Affari italiani secondo cui è oltre il 12 per cento (prima di lui in questo caso ci sono ancora Conte e poi Schlein). “La classe dirigente che noi proponiamo – continua il leader di Pci – ha già permesso di vincere nell’80 per cento dei comuni italiani amministrati dal centrosinistra. Sono personalità che possono stimolare un nuovo attivismo, esserne il driver”.
Onorato comunque non lo nega, è consapevole che l’unità, anche tra i partiti del centro, rappresenti una richiesta diffusa. “E in teoria sarei anche d’accordo”. E in realtà? “Abbiamo constatato che è impossibile un percorso comune. Renzi si porta appresso la sua storia interamente politica, PcI è un’esperienza nuova, dal basso, spontanea, composta da energie del territorio e da tanti amministratori. Sono due forze diversissime. Poi sono convinto che separati prendiamo più voti per la coalizione e questo è quello che dovrebbe interessare di più a tutti”. Il ragionamento è il seguente: “Del resto qualche ferita del passato potrebbe scoraggiare ad impegnarsi mentre divisi e correndo in parallelo ognuno farà il pieno dei suoi consensi. E se ci sarà da raccogliere le firme per presentarci alle elezioni, lo faremo. Non ci spaventa”. Il timore è si creino nuove ragioni di polemica. “Ma non bisogna avere paura di questa dinamica. Iv farà il suo, così come lo faremo noi: insieme aiuteremo tutto il campo largo”. Ismaele La Verdera ieri ne eri quasi sicuro: sarà lei il candidato di PcI ai gazebo? “Potrei essere io o un altro, non abbiamo un ego ipertrofico come accade spesso alla Camera o in Senato. Sceglieremo – assicura l’assessore – il nome più adatto”. Si era parlato per un po’ anche di Silvia Salis. “E’ un’amica ma non vogliamo tirare nessuno per la giacchetta. Ha chiarito che resterà a Genova a fare la sindaca ed è giusto così”.
Al centro comunque ci sarebbe anche Carlo Calenda. Qualcuno spera ancora possa tornare sui suoi passi. Se lo augura anche Onorato? “Lo dico con massimo rispetto: ha scelto legittimamente una posizione terzopolista. L’ha accompagnata con giudizi aspri verso la nostra alleanza. Comunque in un momento storico come questo, non esistono terze vie. O stai con Trump o stai contro. In Italia vale lo stesso con Meloni. Non so quanta fortuna elettorale possa avere la strada di Azione, in ogni caso qualsiasi voto per così dire terzo non è altro che un voto mascherato per la premier. Il rischio è diventare la stampella della destra”. A proposito di stampelle e operazioni mascherate, si sente dire spesso che dietro PcI ci sia la lunga mano di Goffredo Bettini (anche per dare una mano a Conte). “E’ un autorevole esponente del Pd che ha ispirato nel passato le stagioni migliori dei democratici”, ribatte Onorato. “Bettini è stato il primo a teorizzare che la sinistra non avrebbe mai vinto da sola, che mancava quella componente che definisco civica e di questo gli va dato merito”.
Progetto civico Italia, come spiega Onorato, vuole portare in dote al campo largo alcuni temi. Dalla sicurezza alla cultura del fare. Ma sul programma c’è ancora molto su cui lavorare, c’è il grande nodo della politica estera che continua a essere rinviato mentre le elezioni poco alla volta si avvicinano. Di questo passo il rischio è fare tardi. “Dovremmo usare questo mese per sederci attorno a un tavolo e fare un programma, non si parte da zero”, è il cronoprogramma dell’assessore di Ostia. “E poi, non appena si sarà chiuso il capitolo legge elettorale e saranno chiare le regole, penso vadano convocate quanto prima le primarie. Conte e Schlein hanno la legittima ambizione di fare il candidato premier. Un altro tipo di percorso andava immaginato e costruito per tempo. Ma ora mi sembra ormai l’unica strada percorribile, anche perché l’incertezza di oggi rischia di essere strumentalizzata dalla destra come assenza di leadership. Mentre a sinistra esistono persone estremamente autorevoli”. Onorato tuttavia mette in guardia i naviganti sui rischi di gazebo. “Non siano primarie di partito, ma una competizione in grado di coinvolgere davvero tutte le forze in gioco. Dipenderà da come raccontiamo questo processo. Il punto è che ogni elettore deve poter scegliere non necessariamente il leader del proprio partito ma quello più adatto a battere la destra”. Tra Conte e Schlein è un bel duello, PcI quale cavallo sceglierebbe? I rumors, qualche indizio, suggeriscono che punterebbe sull’ex premier M5s. “Non siamo nati per parteggiare per l’uno o per l’altra, diamo una mano al centrosinistra e all’Italia, non vogliamo alimentare ulteriori divisioni. Altrimenti non avremmo fondato un altro partito”. Intanto alla Festa dell’Unità nazionale sono stati invitati tutti i leader del campo largo, ma non Onorato. E’ dispiaciuto? “Ma no, sono stato qualche giorno fa con Matteo Ricci nelle Marche. Con Schlein ho un ottimo rapporto. Parteciperò alla Festa di Avs a Roma e nel frattempo vado avanti con il mio tour. Nessun dispiacere”. E nessuna polemica. Piuttosto, quel che serve adesso secondo l’amministratore romano, è “una durissima battaglia contro la legge elettorale che la destra vuole imporre: una proposta presidenzialista, plebiscitaria e impermeabile alla volontà popolare. Saranno i vertici dei partiti a imporre i candidati, mentre fanno finta di parlare di preferenze”. Non la convince la proposta della maggioranza? “Più che preferenze sembra un test psicoattitudinale o il test per la patente, con capilista bloccati e crocette per gli altri nomi. Una roba imbarazzante. E pensare che Meloni le preferenze dice di averle sempre volute”. Contro tutto questo, conclude Onorato, “si faccia l’opposizione più dura, non solo in Parlamento ma anche nella società. Dobbiamo collegarci a quell’amore costituzionale emerso in maniera chiara con il No alla riforma della Giustizia e rimetterlo in moto. Questa è la strada del centrosinistra”.
Ruggiero Montenegro