Politica
nell'opposizione •
La rivolta dei "Cespugli". Contro il Melonellum Onorato scrive a Mattarella. Conte: “Il colle intervenga”. La proposta di Renzi
L'emendamento che complica la raccolta firma dei nuovi partiti smuove il campo largo. E Progetto civico guida la protesta. Intanto alla festa dell'Unità il leader di Iv lancia una segnale al centro: "Iv ha le firme e noi siamo disponibili a farci rappresentare da qualcuno che non sia io . Un sindaco per stare al tavolo del programma"

E’ la rivolta dei “cespugli”. Si invoca la Corte costituzionale, l’intervento del Quirinale. “E’ una norma contro Progetto Civico Italia. Vogliono escluderci”, attacca Alessandro Onorato, annuncia mobilitazioni per la settimana prossima: “Se Meloni non torna sui suoi passi, scenderemo in piazza”. Giuseppe Conte offre la sponda: “Chiedo a Mattarella di intervenire. Il M5S è a vostra disposizione per la raccolta delle firme”. Più tardi anche Elly Schlein annuncia “battaglia”, mentre Renzi manda segnali al centro. In Senato si discute, si emenda la legge elettorale, ed è di nuovo polemica. Per evitare i rilievi del Colle, viene cancellata la norma, caldeggiata da FI, che teneva fuori dal calcolo per il premio di maggioranza i voti dei partiti sotto il tre per cento. Al suo posto arriva l’emendamento, a firma Zedda di FdI, che potrebbe però correre lo stesso rischio. In un primo momento la proposta prevedeva che i nuovi simboli, per presentarsi alle urne, avrebbero dovuto raccogliere 700 mila firme, non più 1500 per collegio ma 9 mila. Uno sproposito. Che dopo le proteste viene rimaneggiato. E’ una misura che potrebbe scombinare i piani di Progetto civico, appunto, ma anche quelli di Ernesto Maria Ruffini, di Rifondazione comunista. E poi, per dire, ci sono Potere al Popolo e il movimento lanciato da Angelo D’Orsi. L’emendamento viene prima accantonato, poi riformulato e infine approvato nella nuova versione: le firme necessarie saranno ora 6 mila, per un totale di circa 300 mila.
“L’un per cento dei voti validi alle ultime elezioni”, fa notare il dem Dario Parrini: “Una porcheria da regime sudamericano”. Quelle firme sarebbero dimezzate in caso di elezioni anticipate, come ha ricordato La Russa che oggi ha detto anche “di non escludere” questa possibilità. Mentre chi ha già una componente in una delle camere – come Vannacci o Più Europa – dovrà recuperarne solo 1500. Ma questo cambia poco la sostanza politica di un emendamento che scatena la protesta a sinistra, e anche qualche sospetto tra alleati. Onorato è il più battagliero, ha scritto una lettera al Quirinale, “affinché vigili come sicuramente farà su quello che sta avvenendo in Parlamento”. Il leader di PcI parla di “una barriera creata ad arte”. E rileva: “Noi Moderati alle ultime elezioni prese solo 275 mila voti, cioè 100 mila in meno delle 378 mila firme che oggi devono essere raccolte per por potersi presentare davanti agli elettori”. L’assessore capitolino prepara la mobilitazione. Ha parlato con i leader del campo largo per provare a muoversi d’intesa. Nel pomeriggio Conte interviene da Campobasso, alla Festa dell’Avanti, del Psi di Enzo Maraio, dove si lavora per l’altro centro, senza Renzi. Il M5s vuole “allargare a forze nuove che possono pescare dall’astensionismo, dobbiamo fare in modo che voi ci siate. Siccome questa soglia è illiberale, antidemocratica e incostituzionale, il M5S è a vostra disposizione per la raccolta delle firme”. Si ipotizza anche la nascita di nuove componenti da creare ad hoc in Senato, per aggirare la norma e aiutare PcI. E’ una strada che non scalda gli animi dalle parti del Nazareno (dove nelle ultime ore girava un sondaggio allarmante: Pd al 19,5). Bettini, che con il leader M5s e con Onorato ha un certo feeling, comunque potrebbe pensarla diversamente. A Campobasso, ma in collegamento, interviene anche Schlein assicurando il supporto alla battaglia contro il Melonellum.
Alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia intanto Renzi si confronta con Franceschini e prova a dare una svolta al centro. Cita Ruffini, Gabrielli e chiede unità: “Iv ha le firme e noi siamo disponibili a farci rappresentare da qualcuno che non sia Renzi. Io individuerei un sindaco o una sindaca per stare al tavolo del programma”.
Nella giornata viene accantonato anche un altro emendamento, del dem Andrea Giorgis, che riguarda la raccolta digitale delle firme – una battaglia che Magi porta avanti da tempo. Se ne riparlerà lunedì, ma intanto c’è il parere negativo del governo, che invita a trasformarlo in un ordine del giorno (magari per il decreto elezioni). Ma sarà la modifica sulla raccolta firme a tenere ancora banco. Anche Magi l’ha definita “uno schifo”, sebbene avendo una componente a Montecitorio potrebbe pure trarne un qualche vantaggio nelle faticose discussioni nell’area liberale. Si torna intanto a parlare di rischio democratico, si pensa già ai ricorsi. La questione firme potrebbe riguardare anche Ernesto Maria Ruffini, che ci va cauto. E al Foglio dice: “Aspettiamo la fine della partita, che finisce solo quando l’arbitro fischia. E in questa partita l’arbitro è la Corte costituzionale”.