Politica
L'intervista •
La "franca" Elena Bonetti alle colleghe: "Non votiamo le preferenze, un'oscenità"
Appello alle donne del centrodestra: "Un voto favorevole all'emendamento sulle preferenze tradirebbe l'impegno e la tradizione che donne, anche nel centrodestra, hanno portato avanti negli anni"

Elena Bonetti - foto LaPresse
"Rinnovo l'appello a tutte le parlamentari, anche di maggioranza, a considerare la responsabilità che stiamo esercitando, perché portando avanti questo emendamento si rinnegano battaglie di cui lo stesso centrodestra si è fatto carico negli anni". Lo dice al Foglio l'ex ministra per le Pari opportunità nel governo Draghi Elena Bonetti. La deputata di Azione parla della nuova legge elettorale, delle preferenze e di questione di genere. E parla chiaro: "Se l'accordo nel centrodestra fosse confermato ci troveremmo davanti a un accordo contro le donne, per penalizzarle". Mercoledì gli sherpa del nuovo ddl elettorale si sono incontrati in via della Scrofa e hanno chiuso la nuova intesa per il voto in Senato.
lo spauracchio
Il patto prevede il ritorno delle preferenze con capolista bloccato. Sull'equilibrio di genere, la novità è che la regola del 60-40 decade per i capilista bloccati nelle liste dei partiti e resterà solo nel "listone" del premio di maggioranza. "È un obbrobrio", dice Bonetti. Secondo l'ex ministra il meccanismo non garantirebbe un reale equilibrio nei posti più sicuri: "Rimuovendo l’attuale vincolo dell'equilibrio di genere sui capilista bloccati c’è la possibilità che alcuni partiti candidino in posti blindati e facciano quindi eleggere soltanto uomini. L'effetto sul numero delle donne elette in Parlamento sarebbe drammaticamente devastante". L'ex ministra per le Pari opportunità non è l'unica a pensarla così. Nel corso di questi giorni sono diverse le esponenti dei partiti di centrodestra che hanno storto il naso. A taccuini chiusi, chiaramente.
E, anzi, com'è noto, uno dei motivi che hanno causato l'autogol della maggioranza alla Camera, quando l'emendamento sulle preferenze è stato affossato dal centrodestra per un solo voto, è stata proprio la questione di genere. Franche tiratrici: "Più che chiamarle così io parlerei di donne, come di uomini, che hanno avuto il coraggio di assumersi la responsabilità che il nostro ruolo impone. Se tu togli l'equilibrio di genere in questa legge elettorale non promuovi le pari opportunità e sei contro la Costituzione".
La presidente di Azione, in occasione del primo voto, aveva lanciato un appello contro l'introduzione delle preferenze. Un appello firmato da deputate di diversi colori politici. E sottoscritto anche da donne di centrodestra. Tra loro ci sono Silvana Comaroli e Isabella De Monte. Lega e Forza Italia, principalmente. Ora toccherà alle parlamentari donne del Senato, dove non c'è il voto segreto, sostenere un emendamento per loro penalizzante. L'alternativa è far cadere il governo.
Per Bonetti "un voto favorevole all'emendamento tradirebbe l'impegno e la tradizione che le donne di tutto l'arco parlamentare hanno portato avanti negli anni". E spiega la sua visione: "Le battaglie per le pari opportunità nel nostro paese le hanno fatte donne di tutti i partiti, dal Partito comunista alla Democrazia cristiana al Partito socialista. Le hanno fatte insieme, spesso dovendo combattere contro la piena egemonia di un potere maschile. Accanto alle battaglie di queste donne ci sono stati uomini illuminati che hanno scritto nella nostra Costituzione il principio della parità di genere".
Anche per questo l'ex ministra ritiene che il testo della legge elettorale presenti profili di incostituzionalità: "L'articolo 51 dice che la Repubblica promuove le pari opportunità tra uomini e donne anche nelle cariche elettive", e la legge elettorale "deve incoraggiare la parità di genere", non "lasciarla alla scelta dei singoli partiti".
Per questa ragione l'appello di Bonetti nasce con un carattere "trasversale". Dice l'ex ministra: "L'insistenza di ripresentare un emendamento nella sostanza uguale a quello che è stato bocciato nasconde la volontà di un potere maschile, dentro i partiti, che vuole solo perpetrare se stesso, ai danni delle donne". Il sì al nuovo testo è arrivato anche dalla capogruppo di Forza Italia al Senato Stefania Craxi (e quindi da Marina Berlusconi): "A maggior ragione, penso che il dovere di noi donne elette nelle istituzioni non sia tanto preservare il nostro spazio, ma assumerci la responsabilità di batterci contro questa oscenità. Dobbiamo garantire alle altre donne di poter accedere alle cariche istituzionali".
Bonetti apre a tutto l'arco parlamentare e lancia un monito: "Siamo di fronte a un passaggio molto pericoloso e delicato per la nostra democrazia. Se non vogliamo che l'Italia faccia un passo indietro nella parità che abbiamo ereditato bisogna che questo emendamento non passi". Responsabilità oltre la demagogia.


