L'urgenza di un vaffa a Vannacci

Dal caso Roggero alla remigrazione passando per l'Ucraina. Ragioni minime per convincere la destra a non inseguire il modello illiberale di Vannacci & co. e a non far diventare mezzo vuoto il bicchiere del futuro
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Roberto Vannacci ospite della trasmissione In Onda - foto di Cecilia Fabiano per LaPresse

Un vaffa a Vannacci da destra, grazie. In politica, si sa, la strada per l'inferno è spesso lastricata di buone intenzioni e le buone intenzioni che in questa fase storica rischiano di proiettare la destra verso un percorso infernale sono quelle che riguardano il rapporto tossico, pericoloso, dannoso che la maggioranza di governo ha scelto di costruire con uno spauracchio chiamato Roberto Vannacci.
Il generale Vannacci è la grande ossessione estiva del governo e la paranoia del centrodestra è ormai fuori controllo, al punto da spingere la maggioranza a inseguire Vannacci prima ancora che il generale sia davvero partito. Negli ultimi giorni, del resto, l'inseguimento di Vannacci si è reso evidente su numerosi dossier. L'ultimo ha portato il governo a una tale velocità da travolgere persino le prerogative attribuite al presidente della Repubblica in materia di grazia. Prima del caso del famoso gioielliere condannato in via definitiva a quattordici anni e nove mesi per l'esecuzione in strada di due ladri che lo avevano derubato nella sua gioielleria, l'inseguimento del generale è avvenuto su altri temi.
Mercoledì, terrorizzati dall'idea che Vannacci potesse mostrare "l'incoerenza" di Meloni sul tema delle preferenze, Fratelli d'Italia ha spaccato la maggioranza alla Camera, votando a favore di un emendamento di Futuro nazionale (Forza Italia e Lega hanno votato contro). Poco prima, Fratelli d'Italia, insieme con la Lega, ha iniziato ad abbassare i toni sul tema della remigrazione, lasciando intendere che giudicare gli individui non per ciò che fanno ma per ciò che sono, trasformare ogni straniero in un sospetto fino a prova contraria e prevederne l'espulsione, in caso di reato, sulla base della sua origine, della sua appartenenza, della sua identità siano modi tutto sommato saggi di offrire agli italiani un senso di protezione per il futuro. Il caso Roggero e il caso remigrazione in fondo condividono la stessa idea di sicurezza: non quella garantita dallo stato di diritto, ma quella affidata alla forza delle emozioni. Anche sul dossier dell'Ucraina e degli investimenti sulla Difesa la concorrenza di Vannacci sta avendo un peso sul percorso della maggioranza.
Su entrambi i temi il governo ha scelto di muoversi tenendosi, in questa fase, a debita distanza sia dai volenterosi che in Europa hanno scelto di fare della Difesa dell'Ucraina il simbolo della sicurezza d'Europa (il 14 luglio in Francia, per la sfilata delle Forze armate francesi ed europee insieme con quelle ucraine, Mattarella c'era, Meloni no), sia da tutti coloro che sostengono che per garantire la sicurezza dell'Italia sia necessario non promettere di spendere in futuro sulla Difesa, ma farlo subito (i paesi che considerano la minaccia russa concreta lo stanno facendo, i paesi che non la considerano concreta non lo stanno facendo). La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, si diceva, ed è evidente che il centrodestra ha scelto di non lasciare a Vannacci il monopolio di un'agenda di destra, per evitare di regalare pericoloso carburante al suo movimento. La scelta di inseguire Vannacci su alcuni temi potrebbe avere un suo senso politico se questa strada servisse a tenerlo fuori dalla coalizione: provo a fermare la tua crescita cercando di recuperare qualche voto perso. Ma, nella postura assunta dal centrodestra, la scelta rischia di essere doppiamente deleteria. E il fatto che la destra meloniana sembri intenzionata ad allearsi con Vannacci rischia infatti di trascinarla in una spirale tossica.
Primo: la destra rischia non solo di rinnegare tutto ciò che è diventata in questi anni di governo, ma anche, accogliendolo nel proprio perimetro, di creare le condizioni perfette per offrirgli lo stesso percorso seguito nella Lega: entrare e cannibalizzare. Vannacci, lo sappiamo, per la destra meloniana è lo specchio di tutto ciò che la destra aveva promesso di essere e che non è stata e ogni volta che Meloni si specchia in Vannacci vede qualcosa della Meloni che avrebbe potuto essere e che, per fortuna, non è stata. Ma per Meloni avvicinarsi a Vannacci non è solo una questione di carattere algebrico (tema superabile puntando sul voto utile e tenendo fuori Vannacci dalla coalizione: quanti elettori di destra voterebbero un Vannacci fuori dalla coalizione, rischiando di far vincere la sinistra?). È un tema che riguarda la sua identità, la sua cultura di governo, la sua traiettoria verso il futuro.
Roberto Vannacci ospite della trasmissione In Onda - foto di Cecilia Fabiano per LaPresse
Roberto Vannacci ospite della trasmissione In Onda - foto di Cecilia Fabiano per LaPresse
In questo senso, il vannaccismo deve essere analizzato rovesciando la massima storicamente attribuita a Niccolò Machiavelli, secondo cui, come è noto, il fine giustifica i mezzi. Nel caso di Vannacci, il mezzo, che può sedurre, non giustifica il fine, che non può che terrorizzare. Il filo conduttore del programma del generale è quello di indebolire la democrazia liberale, dando un bacino a Putin, un calcetto a Zelensky, un cinque a Donald Trump, una spallata all'Europa, una carezza alla xenofobia, uno sgambetto allo stato di diritto. Meloni, al contrario, ha conquistato molti voti in questi anni allontanandosi dalla destra oggi incarnata da Vannacci. Ha conquistato voti anche con una politica responsabile sull'Unione europea, anche con un approccio coraggioso sull'Ucraina, anche con un atteggiamento pragmatico sull'immigrazione, Albania a parte.
Inseguire Vannacci, per Meloni, significa fare un passo per cancellare buona parte di ciò che Meloni è diventata. E usare la nuova legge elettorale come scusa per rendere inevitabile l'alleanza con Vannacci non è un atto di coerenza verso ciò che è stata la destra, ma è un tentativo di passare con la ruspa sulla prospettiva di avere una destra europeista, pragmatica, prudente, argine contro gli estremismi di sinistra e anche di destra. Siamo ottimisti, lo sapete, ma immaginare di vedere una destra che ha fatto della difesa dell'Ucraina un suo cavallo di battaglia avvicinarsi agli estremisti che stanno facendo dell'aggressione alla democrazia liberale un proprio tratto distintivo mette i brividi anche a chi si ostina, spesso disperatamente, a vedere bicchieri mezzi pieni pure quando i bicchieri sono più che mezzi vuoti.
Chiedere la grazia per evitare che Roggero sconti la sua pena è un conto. Chiedere indulgenza per giustificare un abbraccio con Vannacci è un altro. Sul primo caso si può discutere. Sul secondo no. Un vaffa a Vannacci da destra, grazie.