La vendetta non è legittima difesa. La Cassazione condanna Roggero e dà uno schiaffo alla destra

Confermata in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi per il gioielliere Mario Roggero, che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori dopo l'assalto al suo negozio. Roggero è diventato un simbolo per Salvini e Vannacci, ma farsi giustizia da sé non c'entra niente con la legittima difesa

15 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 18:01
Immagine di La vendetta non è legittima difesa. La Cassazione condanna Roggero e dà uno schiaffo alla destra

Mario Roggero (foto Ansa)

Legittima difesa non significa libertà di vendicarsi, ammazzando per strada due persone e mettendo a rischio la vita di chiunque passi di lì. E’ questo il principio di buon senso ribadito dalla Corte di Cassazione, che ha confermato in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi inflitta in appello a Mario Roggero, gioielliere di Grinzane Cavour, nel Cuneese, condannato per aver ucciso a colpi di pistola due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto al suo negozio il 28 aprile 2021. Roggero era stato ritenuto colpevole di omicidio volontario e tentato omicidio anche in primo grado, con una pena di 17 anni poi ridotta in appello. Da quando sono avvenuti i fatti, ripresi da un video agghiacciante delle telecamere della gioielleria, Roggero – che non si è mai pentito delle proprie azioni – è diventato un simbolo per una parte della destra italiana, che ha parlato a sproposito di “legittima difesa”. Tra Vannacci e Salvini la corsa alla strumentalizzazione alla fine è stata vinta da quest’ultimo, che dopo la condanna si è spinto a chiedere la grazia del presidente Sergio Mattarella. 
Il punto è che, a dispetto della propaganda messa in piedi dalla destra (a cui ha abboccato gran parte del popolo social), la legittima difesa non ha mai avuto alcun posto nella vicenda di Roggero, che agì soltanto dopo aver subìto la rapina, afferrando la pistola custodita sotto il registratore di cassa e lanciandosi all’inseguimento dei rapinatori all’esterno del negozio. Raggiunta la loro auto, Roggero sparò diversi colpi d'arma da fuoco. Alessandro Modica, alla guida della vettura, venne ferito a una gamba e riuscì a fuggire. Giuseppe Mazzarino venne colpito mortalmente nei pressi dell’auto. Andrea Spinelli, ferito, tentò di scappare a piedi ma cadde sull’asfalto: venne raggiunto da Roggero, colpito con alcuni calci in faccia e nuovamente preso di mira con l’arma, ormai scarica. Poco dopo si accasciò a terra e morì.
La procura ha sempre sostenuto che non si sia trattato di una reazione difensiva, bensì di un’azione posta in essere quando il rischio per l’incolumità delle vittime della rapina era ormai terminato, parlando di una sorta di vendetta nei confronti dei malviventi. Una tesi accolta prima dal tribunale, poi dalla Corte d’assise d’appello (che ha riconosciuto alcune attenuanti riducendo la pena a 14 anni e 9 mesi), infine ora dalla Cassazione. Anche la procura generale della Cassazione, prima del verdetto, aveva chiesto la conferma della condanna per Roggero.
Come spiegato dai giudici d’appello, anche dopo la riforma del 2019, tanto voluta e sbandierata da Salvini, l’uso di un’arma può essere ritenuto reazione sempre proporzionata nei confronti di chi si sia illecitamente introdotto all’interno del domicilio solo in presenza di specifiche condizioni, e cioè che “il pericolo di offesa sia attuale; l’impiego dell’arma sia necessario a difendere l’incolumità propria o altrui, ovvero i beni; non siano praticabili altre condotte alternative lecite o meno lesive; con specifico riferimento alle aggressioni a beni patrimoniali, ricorra un pericolo di aggressione personale”. Tutti elementi che non possono essere rintracciati nella condotta di Roggero: “E’ da escludere la ricorrenza degli elementi costitutivi dell’esimente della legittima difesa, dal momento che l’esplosione di plurimi colpi dall’arma utilizzata da Roggero, che hanno condotto alla morte e al ferimento dei rapinatori, sono stati posti in essere all’esterno della gioielleria, sulla pubblica via, in un momento nel quale l’azione violenta minacciosa da parte dei tre autori della rapina era conclusa e gli stessi stavano per salire sulla loro automobile per allontanarsi dal luogo. Né Roggero, né i suoi familiari erano al momento in cui sono stati esplosi i colpi di arma da fuoco esposti al pericolo concreto di un’offesa da parte dei rapinatori e non vi era alcuna condizione di imminente pericolo”.
Neanche si può sostenere che Roggero abbia agito in uno “stato di grave turbamento”. E’ stato lui stesso, dopo i tragici fatti, a dichiarare in una serie di interviste che aveva agito in quel modo per fermare i rapinatori e assicurarli alla giustizia. Solo in un secondo momento, nel corso del processo, Roggero ha sostenuto di aver avuto timore che i rapinatori avessero rapito la moglie: “Una convinzione smentita obiettivamente dalla parte del filmato, antecedente all’uscita di Roggero dalla gioielleria, in cui si vede chiaramente che, dopo avere preso la pistola, si scontra con la moglie”.
L’immagine che emerge di Roggero, insomma, è quella di una persona che ha agito per farsi giustizia da sé. E questo, in uno stato di diritto, con buona pace di Salvini, non è ammissibile.