Meloni: "Minetti? Mi fido di Nordio. Per il lavoro stanzieremo un miliardo"

Il Cdm vara il decreto Lavoro e in conferenza stampa si presenta a sorpresa la premier, che difende il ministro della Giustizia sulla vicenda della grazia a Minetti. Con lei le ministre del Lavoro e delle Pari opportunità, Maria Elvira Calderone e Eugenia Roccella. La premier ha anche confermato l'arrivo del piano per il diritto all'abitare

28 APR 26
Ultimo aggiornamento: 17:05
La premier Giorgia Meloni si presenta a sorpresa in conferenza stampa. Dall'inizio dell'anno è la seconda, se si escludono i brevi punti stampa in occasione degli eventi pubblici. L'occasione è il varo del decreto Lavoro, che come negli anni passati è arrivato a ridosso del primo maggio. Ma la premier ha risposto anche su altri temi, a partire dalla questione della grazia a Nicole Minetti, per cui il Quirinale ha chiesto verifiche al ministero della Giustizia, e lo scostamento di bilancio su cui il Parlamento voterà le risoluzioni giovedì.
"Difendo il ministro Carlo Nordio", ha detto la premier, specificando di non avere lei la competenza per confermare la grazia. "Da quello che so io, a oggi, non posso dire che ci sia stato qualcosa di errato, di particolare, di strano, di curioso rispetto a quello che accade per le altre oltre 1.200 richieste di grazia lavorate in questi anni", ha detto la premier, spiegando che il ministero non ha più strumenti della procura per fare le indagini. "Sono d'accordo sul fatto che vadano fatti ulteriori accertamenti", ha poi aggiunto. Sul caso è intervenuto anche il sottosegretario Alfredo Mantovano, che oggi ha incontrato Nordio a Palazzo Chigi. "Ciò che è nel fascicolo della procura di Milano, che parlava di 'radicale presa di distanza dal passato deviante' e faceva riferimento al figlio, lasciava pochi margini alla valutazione del ministro", ha precisato, aggiungendo che "la polizia giudiziaria farà ulteriori accertamenti ma quelli svolti hanno dato degli elementi oggettivi: non si tratta di scaricare la colpa ma descrivere come si sono svolte le cose".
Per quanto riguarda il lavoro, la premier ha rivendicato quanto fatto sino a oggi dal suo governo: "Quando ci siamo insediati - ha detto - era attivo un taglio del cuneo contributivo provvisorio che sarebbe scaduto al 31 dicembre di quell'anno. Noi abbiamo deciso di prorogarlo e ampliarlo e poi di renderlo strutturale, portandolo a 7 punti con il decreto che anticipava il Primo maggio. Per un lavoratore che guadagna circa 32mila euro all'anno, il taglio del cuneo vale oggi circa mille euro in più in busta paga", ha concluso Meloni che ha anche rivendicato i miglioramenti avvenuti nel corso del suo governo del paese dei dati occupazionali: "Dall'inizio della legislatura abbiamo 1 milione e 200 mila occupati in più".
La premier è dunque passata al contenuto del provvedimento: "Il decreto legge stanzia quasi un miliardo di euro per il rinnovo di alcuni importanti ed efficaci incentivi occupazionali", ha detto, sottolineando come  a questi incentivi "si può accedere solo se si riconosce e si applica ai lavoratori il salario giusto: si intende il trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore, non composto solo dal salario orario ma da tutti gli elementi economici che concorrono a formare il contratto in favore del lavoratore". Mentre non accederà agli incentivi "chi sottoscrive contratti pirata e sottopaga i lavoratori non avrà diritto a incentivi pubblici".
La conferenza stampa è servita alla presidente del Consiglio anche per un ulteriore annuncio: "Entro la fine di questa settimana - ha detto - ci sarà anche il varo del Piano Casa".