Il caos sulla Sicurezza mette la legge elettorale a bagnomaria

In commissione Affari costituzionali devono ancora selezionare chi audire (sulle oltre 100 proposte). Rischio slittamento dell’iter alle calende greche

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22 APR 26
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ANSA/FABIO CIMAGLIA

In commissione Affari costituzionali alla Camera, quella in cui è stato incardinato il testo della nuova legge elettorale, giacciono cento richieste di audizione, depositate la scorsa settimana da maggioranza e opposizione. Ma a raccontare tutta la lentezza dell’iter basti questo dettaglio: quelle richieste, che spaziano da costituzionalisti a esperti di materia elettorale, sono state ammonticchiate e lasciate a bagnomaria. Motivo? L’arrivo del decreto Sicurezza alla Camera ha tolto qualsiasi urgenza. E così, come spiega il presidente della commissione, il forzista Nazario Pagano, “me ne occuperò la prossima settimana”. La finestra per gli emendamenti rischia di essere rinviata alle calende greche.
Abbiamo già raccontato il profondo scetticismo che avvolge la discussione sulla legge elettorale, con pezzi di maggioranza che, al fondo, non premono perché diventi il fulcro dell’attività politica del centrodestra. Ancora ieri, braccato dai cronisti in Transatlantico, il leghista Stefano Candiani era lì a ripetere come aprire il dossier fosse un rito stanco, ribadendo quanto aveva già avuto modo di confidare a questo giornale: “Ma dai, ancora con questa legge elettorale!”. La realtà dei fatti è che nel Carroccio, uno dei partiti del centrodestra che più hanno investito energie sul dossier Sicurezza, non hanno ancora iniziato a maneggiare la questione emendamenti. Sicuramente nel pacchetto ci sarà una revisione del premio di maggioranza, “ma adesso è ancora troppo presto anche solo per parlarne. Non si smuove nulla”, dicono in Via Bellerio.
Oggi si terrà un Ufficio di presidenza che dovrà formalizzare lo scenario prospettato da Pagano col Foglio, eppure l’impasse o quanto meno il rallentamento delle tempistiche in commissione Affari costituzionali ha già prodotto un primo risultato: negli auspici soprattutto di Fratelli d’Italia entro maggio si sarebbe voluti arrivare all’apertura della finestra per presentare gli emendamenti. Uno dei primi a paventare questo scenario, infatti, era stato il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, il quale s’era detto fiducioso che si potesse arrivare all’approvazione della legge elettorale, in prima lettura beninteso, prima della pausa estiva. Ora, questo rallentamento persino nello scrutinio delle richieste di audizione, con il calendario che dovrebbe estendersi di qui alle prossime settimane, potrebbe far sembrare anche l’orizzonte estivo come qualcosa di poco praticabile. Ed è ovvio che più passa il tempo meno disponibilità al confronto potrebbe esserci sulla vera e propria fissa di Meloni e i suoi: le preferenze. Indigeste tanto ai leghisti quanto a Forza Italia.
Come se non bastasse, nelle ultime ore anche tra gli azzurri avrebbero iniziato a circolare più dubbi del solito sulla fattibilità di arrivare a una nuova legge nell’anno del voto. Questo perché, come abbiamo raccontato sempre sul Foglio, dalla famiglia Berlusconi l’ipotesi di un pareggio non viene disdegnata così tanto. Anche se in queste ore gli emissari della Real casa si sono subito prodigati a smentire un interesse diretto di Marina e Pier Silvio nelle dinamiche parlamentari.
Il caos vissuto in questi giorni dalla maggioranza sul decreto Sicurezza, con l’intervento del Quirinale, poi, ha fatto crescere ancor di più le apprensioni. Perché soprattutto su un premio di maggioranza che anche dalla Lega viene definito come “abnorme” rilievi potrebbero essercene eccome. Sicuramente, un vaglio molto attento dal capo dello stato su una materia che conosce così bene come le regole elettorali, viene dato per scontato.
E’ certamente vero che il rallentamento giochi a favore delle opposizioni, che non a caso delle 100 richieste di audizione ne hanno presentate circa 70 (pescando soprattutto tra docenti universitari). E che non premeranno per affrettare i tempi. “Ora siamo completamente immersi sul decreto Sicurezza”, spiega infatti al Foglio la deputata del Pd Simona Bonafè, che segue la partita in commissione. I dem, a ogni modo, non rinunceranno a presentare, quando sarà, una serie di emendamenti per “avvicinare elettori ed eletti”. Ma che arrivino a sostenere le preferenze agognate da Fratelli d’Italia, questo è tutto da vedere. Non è comunque questione di questi giorni. Prima ci sarà l’affaire Sicurezza da risolvere. Con la profonda sensazione (e non solo) che questa bocciatura del Colle, anche solo come intoppo nel calendario dei lavori, non dispiaccia poi a tutti all’interno del centrodestra.