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Trappola preferenze. FdI le rilancia, ma Lega e FI remano contro. Pd tentato dal sostegno per non far morire la legge elettorale
I meloniani confermano la volontà di presentare un emendamento per reintrodurre la possibilità di scelta dei candidati. I dem in pubblico nicchiano, ma potrebbe convenire anche a loro avere regole per poter governare. Bonafè: "Porremo il tema di avvicinare l'eletto all'elettore"
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16 APR 26

ANSA/MASSIMO PERCOSSI
E’ tutto talmente in alto mare che tutto potrebbe saltare. E’ un po’ questo l’umore che si respira in pezzi di maggioranza sulla legge elettorale. Ieri sono scaduti i termini per presentare, in commissione Affari costituzionali alla Camera, le richieste di audizione. Ma proprio sulle procedure da seguire ci sono divergenze all’interno del centrodestra. Con una certezza: è stato Giovanni Donzelli ad assicurare ai suoi che FdI presenterà un emendamento sulle preferenze. FI e Lega restano contrari ma il Pd potrebbe dire sì, pur di non far morire una legge che consentirebbe alla sinistra di governare. Lo ha detto ai suoi in queste ore uno dei “padri” dello Stabilicum come Donzelli: “A prescindere da quando saranno presentati e discussi i nostri emendamenti, quello sulle preferenze ci sarà”. E questo potrebbe, per eterogenesi dei fini, ingenerare una specie di diversivo per cui è la sinistra, soprattutto il Pd, a far sì che passi un emendamento a dire il vero indigesto a gran parte della maggioranza.
Lo scetticismo della Lega s’è evinto abbastanza bene dalle parole che Stefano Candiani ha consegnato ieri al Foglio: “Ma quale legge elettorale! Che palle... Non è una nostra priorità”. Ma ancor di più, quando si porta i leghisti a discutere di preferenze, quel che si raccoglie è un generico rifiuto. “Sono state accantonate per ragioni di costi della politica. E anche per dinamiche clientelari”, ha spiegato più volte Igor Iezzi, che è relatore del ddl per la Lega. Ma anche in Forza Italia il tema non scalda affatto i cuori. Questo perché, come ha evidenziato a più riprese uno dei deputati che hanno seguito il dossier come Alessandro Battilocchio, “l’accordo è quello. Poi, certo, si possono trovare degli aggiustamenti sartoriali, non stravolgimenti”. Dentro Forza Italia, in più, si fa notare come non sia un caso che le preferenze siano state espunte in fase di scrittura del testo. Ma che la frenata si avverta anche dalle parti di Palazzo Chigi lo racconta la prudenza espressa ieri da Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, secondo cui la legge elettorale “rimane un impegno del governo. Alle opposizioni che ci criticano chiedo: diteci che modello avete in testa. Vi piacerebbe mantenere il modello attuale? Ma questo modello è fatto per garantire l’instabilità, a chi serve il pareggio? Non serve neanche alla Schlein. Serve a fare i governi tecnici in cui non comandano i partiti e neanche i cittadini”. Aggiungendo, sulle preferenze, che “se fosse per me le introdurrei. Poi però è il Parlamento che decide”. Se invece ci si rivolge, passeggiando per il Transatlantico, al capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, lui con ottimismo arriva a dire che “entro l’estate potremmo arrivare all’approvazione. Ovviamente stiamo parlando della prima lettura, non dell’approvazione definitiva”.
Il tema preferenze non è secondario bensì dirimente anche perché in caso di bocciatura dell’emendamento è ovvio che si produrrebbero dei contraccolpi. Soprattutto dentro FdI (e la valutazione che viene fatta in queste ore in Via della Scrofa è: “Occhio a imbastire un’intera campagna elettorale con Vannacci, favorevole alle preferenze, che ci dà dei traditori del popolo”). Quasi che il niet possa far saltare l’intera legge elettorale. Per questo nel Pd in queste ore si osservano molto da vicino le mosse della maggioranza. Ancora ieri un esponente riformista di primissimo piano come Lorenzo Guerini, intervistato su Sky Tg24, ribadiva: “Non credo che la legge elettorale cambierà”. E ciò spiega come al Nazareno non si sia ancora iniziato a discutere concretamente di emendamenti da presentare. “Ma il tema di avvicinare l’eletto all’elettore è fra quelli che porremo”, dice al Foglio Simona Bonafè, che segue la partita in commissione Affari costituzionali per i dem. Insomma un Pd che pubblicamente vorrebbe lasciare le cose così come sono, in privato potrebbe avvantaggiarsi dall’approvare un emendamento che non faccia caracollare l’intero progetto di legge elettorale. Per ora sono discorsi prematuri, dicono nell’inner circle schleiniano. Anche perché “se il governo mette la fiducia in Aula si vota a scrutinio palese”. E in quel caso il “soccorso” al centrodestra per tenere in vita le preferenze e la legge elettorale assurgerebbe a pura fantapolitica.
Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.