Lo spettro del "grande pareggio" agita Mediaset e avvicina Pd a Forza Italia. Franceschini: "Marina Berlusconi soffre il modello Meloni"

Fazzolari spinge sulla legge elettorale "si farà", ma Marina e Pier Silvio Berlusconi vogliono una Forza Italia con "l'assistenza del nord", capace di interpretare le esigenze di un impero comunicativo europeo. La paura di FI di vedersi paracadutati in lista
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17 APR 26
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ANSA/GIUSEPPE LAMI

Si preparano al pareggio ma nessuno deve dirlo. Fazzolari garantisce che “la legge elettorale si farà”, ma la nuova Forza Italia perché deve assecondare Meloni e Fazzolari? Il Pd ha puntato FI e suggerisce ai deputati: “Tenete le mani libere e noi faremo altrettanto con il M5s. Pensiamo al dopo”. Sapete come chiamano a Mediaset questa operazione di Marina e Pier Silvio Berlusconi sul partito? La chiamano l’“assistenza del nord”, e sapete cosa pensano di Tajani convocato Cologno? “Gli serve. E’ uno stress test. Sta rispondendo bene”. Per il dopo. Dice Franceschini: “Mi pare che in Marina ci sia una sofferenza verso la destra di Meloni, verso il suo modello”. Questo è invece Gianfranco Rotondi: “I Berlusconi vogliono mettere i loro uomini-azienda in FI, scaricare i loro stipendi pesanti”. A furia di immaginare Pier Silvio e Marina in campo non ci siamo accorti che il campo è già tutto loro.
La polizza che i Berlusconi siano fedeli a Meloni non è mai stata stipulata e la prima a saperlo è Meloni che non si fida. Oggi ancora meno. Non si fida e vede nel suo specchietto retrovisore i fari del Nazareno, futuro governo tecnico. Innanzitutto, vi rispondono a Cologno: la fedeltà è un’idea che va bene per i cani. Secondo, vi dicono: solo a Roma non vi siete accorti che Pier Silvio guida il più grande broadcaster europeo e che la concessionaria pubblicitaria è presente in 15 paesi, che raggiunge una platea di 150 milioni di spettatori. In economia si chiama impero. Marina Berlusconi, più che sognare Chigi, sogna ancora di comprarsi l’Adelphi (i suoi bibliotecari dicono: “La pratica è sospesa, ma non chiusa. In attesa abbiamo acquistato la scolastica Hoepli”). A due imprenditori che operano in Europa importa poco avere Meloni o Bersani a Chigi, importa che non vengano intaccati gli interessi di Mfe e Mondadori. Così come non gli importa di usare canali che Meloni non ama. La lettera di Marina Berlusconi contro un articolo del Fatto Quotidiano è stata inviata a Dagospia. E’ una scelta che ha stupito Mediaset e Mondadori. E’ scorretto anche scrivere che Mediaset si sposterà a sinistra. Chi lavora a Mediaset vi replica: “Ma Mediaset si trova già a sinistra. La vecchia Rete 4 è finita da un pezzo e l’editoriale di Paolo Del Debbio, contro la convocazione di Tajani a Cologno, è solo un modo per dire: lasciateci fuori da questa operazione”.
Tommaso Labate, il nuovo volto di Rete 4 voluto dai Berlusconi, progressista, riceve consigli diretti da Pier Silvio e l’altra sera è stato attaccato, in diretta, da Nicola Procaccini, il co-presidente di Ecr, il braccio destro di Meloni in Europa. Francesco Storace nei suoi post scrive: “Dopo i capigruppo tolgano un po’ di rosso a Mediaset”. C’è una battuta formidabile di un dirigente Mediaset a un politico di destra: “Benvenuto nel nostro centro sociale”. Qualcuno si è chiesto perché nessuno, a sinistra, ha osato protestare contro la convocazione di Tajani? Non lo hanno fatto perché Forza Italia è un’altra cosa rispetto a Lega e FdI, e un giorno Forza Italia può benissimo praticare il libertinaggio della necessità, come insegna Gianni Letta, 91 anni appena compiuti (auguri”!) e come insegna il Pd che è andato al governo con la frase: “Ci sacrifichiamo per il bene della nazione”. Non si può mai sapere il dopo…
Ieri pomeriggio il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, la punta di Marina Berlusconi, ha introdotto un convegno sulla cultura socialista insieme a Claudio Martelli e ha dichiarato: “Bisogna superare i limiti”. E’ l’umore del tempo. Mentre usciva dalla Camera, Mulè ha incrociato Franceschini e alla domanda di un giornalista: “Mulè, sarà lei il segretario di FI?”, Mulè ha risposto: “Di segretario c’è solo Dario”. Sono carezze da cavalieri e fra cavalieri si trova sempre un’intesa, meglio che con i fratelli (d’Italia). L’operazione di Marina e Pier Silvio, l’assistenza del nord, ha un solo scopo: fare le liste e ovviamente paracadutare, come già accadeva con il padre, figure della famiglia in seggi sicuri. Spiega Rotondi: “Io lo conosco quel mondo, io ho assistito a trattative spietate. Ricordo ancora quando al povero Emilio Fede avevano promesso un seggio al Senato per farlo uscire da Mediaset. Alla fine il seggio non c’era, ma Mediaset si era liberata di Fede. Voi conoscete Danilo Pellegrino, l’ad di Fininvest? Si occupa di conti e non ha mai fatto politica. Solo conti”. Una nuova classe dirigente di FI è una classe che può meglio praticare, un giorno, il libertinaggio della necessità. Mediaset e FI riguardano anche la sinistra. Ogni giorno si alza una vecchia eminenza, l’ultima è Veltroni, che consiglia di pensare prima al programma e solo dopo alle primarie. La spiegazione che offrono nel Pd è questa: grazie a Forza Italia le primarie non serviranno e alla fine resterà la vecchia legge elettorale, la migliore. Per il pareggio. Il fantasma che si aggira oggi è del resto quello di Bersani, l’antico fantasma del pareggio. Marina e Pier Silvio non hanno bisogno di scendere in campo. Vogliono porgere a Tajani solo casacca più aderente: casacca blu o casacca rossa?