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Contro Meloni, nel Pd c’è chi vede meglio Conte di Schlein
Tra primarie e quirinarie il Partito democratico è in grande fibrillazione. Così, dal mormorio del Transatlantico ecco i primi nomi per il dopo Mattarella: attenti a quei due
31 MAR 26

ANSA/FABIO FRUSTACI
Il Pd è in grande fibrillazione (e l’editoriale di Paolo Mieli sul Corriere della Sera in cui si invita Elly Schlein a cedere la candidatura a premier a Giuseppe Conte ha contribuito a incrementare questo stato d’animo di un pezzo significativo dei dirigenti dem). Alcuni big dem infatti, come è noto, sono convinti che il leader del Movimento 5 stelle, in un duello con Giorgia Meloni alle elezioni politiche del prossimo anno, sia più competitivo rispetto alla segretaria del Partito democratico e vorrebbero che lo capisse anche lei facendo un passo indietro. Pensano che in questo modo anche il Pd non subirebbe troppi contraccolpi elettorali perché la sua leader si comporterebbe con grande generosità e senso di unità rinunciando a correre.
Mentre con le primarie aperte, perché non potrebbero farsi diversamente, Conte (di questo almeno sono convinti ) conquisterebbe lo stesso la candidatura a premier della coalizione di centrosinistra ma per il Pd perdere nel voto ai gazebo sarebbe esiziale. Indebolirebbe il partito e rischierebbe di farlo scendere sotto il 20 per cento alle politiche.
Difficile, in effetti, che un Pd la cui segretaria è stata battuta alle primarie arrivi all’appuntamento elettorale in grande spolvero. Certo, non è solo per amor di partito che i dirigenti dem che tifano per la rinuncia di Schlein in questi giorni vanno facendo i loro ragionamenti. Hanno, come spesso accade in politica, il loro tornaconto. Se il Pd non ottenesse un buon risultato ci sarebbero meno seggi da distribuire per i dem e questa è una bella fonte di preoccupazione. Non si sa ancora cosa riservi il futuro alla politica italiana. Non si sa se Giorgia Meloni riuscirà a riprendersi dalla botta referendaria e a rimettere in carreggiata il suo governo. Non si sa chi tra Elly Schlein, Giuseppe Conte e l’immancabile figura del federatore, guiderà l’alleanza del centrosinistra. Una cosa però è certa. Nella prossima legislatura si giocherà la partita delle partite, quella dell’elezione del presidente della Repubblica. E c’è già, pur non sapendo quale sarà lo scenario parlamentare dopo le elezioni politiche del 2027, chi si muove con tempestività ma anche con grande diplomazia e prudenza in vista di questo importantissimo appuntamento.
E sono state individuate in particolare due personalità le cui mosse non sono sfuggite ai colleghi di partito o di coalizione. Raffaele Fitto, uomo accorto, in ottime relazioni con Giorgia Meloni e in buoni rapporti anche con un pezzo del centrosinistra, approfittando del suo incarico in Europa, si è guardato bene dal partecipare alla campagna referendaria sulla riforma della giustizia. Quindi ha quel profilo moderato che può riuscire a convincere anche un pezzo del centrosinistra. Dall’altra parte della barricata c’è invece una personalità della sinistra che è lontano anni luce da Fitto, ma che può piacere sia a Giuseppe Conte che a Elly Schlein e non dispiacere affatto a Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Si sta parlando di Pier Luigi Bersani, che in questi ultimi tempi sta facendo il giro di tutte le televisioni e di tutti i dibattiti per dispensare alla sinistra i suoi consigli. Nel Transatlantico di Montecitorio si mormora di fare attenzione a quei due…