Perché l’Ucraina è lo specchio che svela l’anima della politica

Chi sono oggi i veri patrioti? Chi sono i veri antifascisti, i veri amici di Trump, i veri europeisti? L’Ucraina è il test per rispondere a tante domande. E con un governo che balla e un’opposizione che avanza, il “sì” più importante è ancora: con Kyiv, costi quel che costi


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30 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 06:07 PM
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Manifestazione per il terzo anno dall’inizio della invasione russa in Ucraina a Piazza dell’Esquilino, Roma, 23 febbraio 2025 (ANSA/FABIO CIMAGLIA)

Ut imago est animi vultus, sic indices oculi. Cominciare un articolo con un motto latino – a meno di non voler conquistare semplicemente la platea dei follower di Claudio Lotito – non è la strategia più seducente per catturare un lettore distratto. Eppure quella frase di Cicerone, nel De oratore, contiene una chiave utile per capire un tratto cruciale del nostro presente. Come il volto è l’immagine dell’animo, così gli occhi ne sono gli interpreti. In politica, a volte, funziona allo stesso modo. La politica è il volto di un paese, lo sappiamo. E l’Ucraina, oggi, è ciò che gli occhi sono per un volto: il dettaglio che tradisce la verità. Osservare come un partito parla dell’Ucraina, che cosa è disposto a fare per difenderla, quali ambiguità tollera, quali silenzi coltiva, significa guardarlo negli occhi. 
E dagli occhi, a volte, l’anima si lascia leggere meglio che altrove. Con l’Ucraina oggi è così. L’Ucraina, per la politica, è come lo specchio dell’anima perché attraverso il dibattito sull’Ucraina la politica si presenta di fronte agli elettori e di fronte agli osservatori senza veli: nuda, in purezza. L’Ucraina, oggi, costringe la politica, quella italiana in primis, a esercitarsi su una serie di mini referendum infinitamente più importanti rispetto al referendum sulla giustizia. E in questi mini referendum ci sono molte domande di fronte alle quali i partiti si trovano spesso a dover rispondere, non senza imbarazzi e non senza contorsioni. Domande che – a prescindere dal momento che può vivere un paese, crisi, stabilità, non stabilità, eccitazione, frustrazione – riguardano tanto la destra quanto la sinistra e che potremmo provare rapidamente a sintetizzare e a elencare. Si può essere patrioti senza difendere i paesi aggrediti dalle autocrazie? Si può essere antifascisti senza difendere fino in fondo i paesi che si difendono dai nuovi fascismi? Si può essere sovranisti senza preoccuparsi di un paese la cui sovranità è aggredita da un paese confinante? Si può essere alleati di governi che sognano di essere le quinte colonne del putinismo in Europa senza diventare utili idioti del putinismo? Si può essere sostenitori della difesa dell’Ucraina senza offrire all’Ucraina tutto ciò di cui ha bisogno per difendersi dall’aggressione di un criminale di guerra? Si può essere dei garanti dell’interesse nazionale senza essere garanti dell’interesse europeo? Si può essere davvero, da europei, dalla parte di Trump senza rendersi conto che il tentativo di Trump di indebolire l’Ucraina è anche un tentativo di indebolire l’Europa? Si può essere davvero a favore della pace chiedendo agli aggrediti di non difendersi per evitare che gli aggressori aggrediscano ancora di più? Si può essere pacifisti senza fare di tutto per evitare che una pace ingiusta possa creare le condizioni per una nuova guerra? Si può essere contro la guerra ibrida senza rendersi conto che alimentare la propaganda putiniana è già un elemento per sostenere la guerra ibrida di Putin? Si può essere ostili al modello Orbán senza rendersi conto che avere in politica estera, sull’Ucraina, le stesse posizioni di Orbán significa non essere un’alternativa al modello Orbán? Si può essere avversari del modello Vannacci, e dell’agenda dell’AfD, senza rendersi conto che chiedere all’Ucraina di disarmarsi, come chiede Vannacci, significa essere parte dei problemi dell’estremismo, in Europa, e non parte delle soluzioni?
Sull’Ucraina, lo avete visto, in questi mesi, in questi anni, la politica è stata costretta a prendere decisioni difficili, a compiere scelte divisive, ad allontanarsi dai propri alleati, ad avvicinarsi ai propri avversari e in fondo il quadro europeo, da questo punto di vista, è illuminante. La Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha al suo centro il dovere non negoziabile di difendere l’Europa difendendo prima di tutto l’Ucraina. E attraverso questa difesa, la Commissione europea è sostenuta da una maggioranza composta da partiti eterogenei e da maggioranze ballerine ma rivelatrici. Il Pse, in Europa, è alleato con il partito di Giorgia Meloni, e il sostegno all’Ucraina, in Europa, ha allontanato il partito di Meloni dai gruppi con i quali si è sempre trovato a suo agio, dai Patrioti di Orbán, Salvini e Vox, per dire. Allo stesso tempo, come in fondo è successo in Italia, il sostegno all’Ucraina ha avvicinato Fratelli d’Italia al Ppe, ha rafforzato la posizione di Forza Italia nel Ppe e ha reso evidente chi in Italia è a favore della difesa dell’Europa, pur con sfumature diverse, e chi invece opponendosi ai tentativi dell’Europa di sostenere l’Ucraina altro non fa che sostenere, da patrioti, la causa di chi, volendo indebolire l’Ucraina, vuole indebolire l’Unione europea rendendo più vulnerabili i paesi che fanno parte dell’Unione. E allo stesso modo, sempre sull’Ucraina, il centrosinistra non può non fare i conti con un dato di realtà evidente: il centrosinistra, sulla difesa di Kyiv, ha una linea molto distante dal Pse, e anche il Pd spesso si trova disallineato dal Pse sull’Ucraina: chiedere a Elly Schlein quante volte è stata in Ucraina da quando è segretaria, zero volte. Fratelli d’Italia, sull’Ucraina, ha posizioni più vicine al Pse di quanto ne abbia il Pd. L’Ucraina, per la politica, è lo specchio dell’anima, come avrebbe forse detto oggi Cicerone, perché permette di illuminare alcuni temi che la quotidianità della politica spesso tende a rendere più difficili di quanto siano. Chi sono oggi i veri patrioti? Chi sono oggi i veri antifascisti? Chi sono oggi i veri amici di Trump? Chi sono oggi i veri europeisti?
Le domande sono tante, lo sappiamo, gli imbarazzi si sprecano, l’Ucraina è lo specchio dell’anima ma una verità merita di essere messa a fuoco. Negli ultimi quattro anni, l’Italia è stata costretta ogni giorno a scegliere da che parte stare. Ma al netto di alcuni partiti che hanno giocato con il filoputinismo, i fatti ci dicono che la stragrande maggioranza delle forze politiche, dal 2022 a oggi, dai tempi del governo Draghi a quelli del governo Meloni, dovendo scegliere da che parte stare, ha scelto di stare dalla parte giusta. Chi più chi meno. Con intensità diverse di amore per l’Ucraina. Con il freno a mano tirato nella difesa militare. Ma il referendum contro gli utili idioti del putinismo l’Italia, per il momento, lo sta vincendo, anche grazie all’aiuto di Sergio Mattarella, che continuerà a essere lì per i prossimi tre anni a prescindere da chi nei prossimi tre anni o nei prossimi mesi arriverà al governo. E in fondo è questo il “sì” più importante dell’Italia di oggi da mettere a fuoco: con l’Ucraina, costi quel che costi. Finché questo “sì” vincerà, il modello Orbán e il modello Trump resteranno per fortuna lontani dall’Italia e anche dall’Europa. Sul primo referendum si poteva scherzare, sul secondo no. E vigilare oggi, oggi che c’è un governo che balla, oggi che c’è un’opposizione che avanza, oggi che c’è un’altra guerra, quella in Iran, che potrebbe offrire pretesti a Trump per mollare ancora di più la presa sui confini dell’Europa, è più importante che mai. Si scrive Ucraina, si legge libertà.