Il sogno di Renzi per le Europee: Gentiloni a capo della casa dei riformisti

Il leader di Iv e il commissario Ue sono tornati a parlarsi. Il senatore sogna il big Pd (in sofferenza per il nuovo corso Schlein) come aggregatore del Terzo polo alle prossime elezioni
17 MAG 23
Ultimo aggiornamento: 04:00
Immagine di Il sogno di Renzi per le Europee: Gentiloni a capo della casa dei riformisti
Sogna la “casa dei riformisti per le europee con chi ci sta”. Intanto, Matteo Renzi mette da parte mattoncino su mattoncino. Ieri da Azione – Carlo Calenda lo ha chiamato “scippo” – sono arrivate la deputata Naike Gruppioni e la consigliera regionale Giulia Pigoni. E la campagna acquisti non finisce qui. Perché l’ex premier si muove in tutte le direzioni, soprattutto verso i delusi “della sinistra massimalista” di Elly Schlein. Renzi lavora a un progetto, che il Foglio è in grado di anticipare (al di là delle smentite di rito tattiche dei diretti interessati): affidare il polo dei riformisti a Paolo Gentiloni, commissario agli Affari economici, cavallo di razza, in sofferenza nel Pd.
“I due sono tornati a parlarsi, dopo un lungo periodo di gelo”, dicono sottovoce, ma con sorrisi maliziosetti, fonti incrociate vicine sia al commissario sia al senatore fiorentino. Paolo e Matteo ora si sentono al telefono con discreta frequenza, dopo che per più di un anno e mezzo avevano interrotto qualsiasi comunicazione. Per colpa, aggiungono le malelingue, di Antonio Funiciello (capo di gabinetto di Gentiloni premier e poi di Mario Draghi a Palazzo Chigi) sempre criticato pubblicamente dall’ex Rottamatore.
Il responsabile degli Affari economici della Ue fu tra i primi turborenziani della capitale in tempi non sospetti con Luciano Nobili e Roberto Giachetti tanto da candidarsi sindaco nel 2013. Nonché ministro del “governo Leopolda” e poi successore di Renzi alla guida dell’esecutivo a trazione Pd dopo il referendum del 2016. Gentiloni non parla di politica interna, visto il ruolo di assoluto prestigio che ricopre. Figurarsi se si espone a discutere del nuovo corso dem. E non è nemmeno un capocorrente, anzi ama dire di sé: “Sono uno che viaggia leggero”. Lui e Schlein si sono incontrati lo scorso 23 marzo a Bruxelles quando la segretaria ha fatto un tour istituzionale tra i big della famiglia socialista. Accoglienza affettuosa, un colloquio riservato e complimenti pubblici per il “perfetto inglese di Elly”. Questo raccontano le cronache di quel giorno. E però a Gentiloni in privato, con collaboratori fedelissimi, ultimamente sono scappate riflessioni e accenni critici nei confronti della leader e soprattutto sulle nuove parole d’ordine del Nazareno. Al mondo della sinistra caro a Elly non piace: questo è garantito al limone. Anche l’altro giorno quando da commissario ha detto che “l’economia italiana continuerà a crescere e che la recessione è stata evitata” c’è chi ha bollato queste parole come “un bluff” o, peggio, “una mossa per compiacere Giorgia Meloni”.
Paolo Gentiloni Silverj, nobile di Filottrano, Cingoli e Macerata, ha 69 anni e non è detto che il prossimo anno, in mancanza di un incarico internazionale che sembra complicato, voglia riposarsi nel palazzo di famiglia. E non è scontata, ammesso che l’accetti, una candidatura come capolista nel Pd nella circoscrizione Italia centrale. Schlein ha in mente cinque donne teste di serie (l’umbra Camilla Laureti o la romana Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria). E poi nel Lazio spingono l’ex segretario Nicola Zingaretti e l’eurodeputato uscente Massimiliano Smeriglio. Tutto è in movimento, e ovviamente a domanda diretta Gentiloni rifiuta qualsiasi tipo di speculazione impegnato com’è a tenere dritti i conti dell’Unione.
In questo scenario si inserisce il cellulare di Matteo Renzi, sempre attivo, mai in modalità non disturbare. L’ex premier di Rignano sull’Arno sogna di offrire a Gentiloni la guida della nuova casa. Un’aggregazione di partiti che passa da Italia viva e arriva fino a +Europa (anche Emma Bonino tornerà in pista). Con un frontman già Commissario Ue, già premier e già ministro a quel punto anche Carlo Calenda direbbe di sì. O almeno così pensa e sogna Matteo Renzi, intenzioni – ora – impastate della materia dei sogni. La nuova mossa del cavallo che – oggi – appare impossibile. Nel frattempo il capo di Iv si diverte con operazioni più abbordabili. In Puglia, le operazioni sono nelle mani dell’ex ministro uscito dal Pd Beppe Fioroni: trattative per strappare due consiglieri regionali ad Azione. Stessa cosa succede con la classe dirigente calendiana a Roma e a Firenze.
Così come sono corteggiatissimi i due parlamentari, la senatrice Dafne Musolino e il deputato Francesco Gallo, eletti a sorpresa grazie al movimento Sud chiama Nord di Cateno De Luca. L’obiettivo è quello di ingrossare la costola italiana di Renew Europa (è in programma un seminario a porte chiuse a Roma) con un grande polo liberaldemocratico da affidare a Paolo Gentiloni. Per ora un grande sogno. Chissà.