Da Schlein a Renzi, per un centrosinistra “riformista radicale”. Parla Madia

"Credo che il Pd non possa allargare più di tanto la sua base di consenso. Oggi l’importante è lavorare sulla disponibilità rispetto al percorso comune. Più che su una persona, puntiamo a un’assunzione di responsabilità”, dice l'ex ministra

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5 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 06:10 AM
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Foto Ansa

L’addio era nell’aria. E dunque ieri Marianna Madia, ex ministra del Pd renziano nei governi Renzi e Gentiloni, ha lasciato il Pd schleiniano per entrare da indipendente nell’Italia Viva guidata da Matteo Renzi. Ma non è un ritorno al passato, dice al Foglio, piuttosto un passo avanti verso l’isola che (ancora) non c’è: quella del “riformismo radicale”, come lo chiama oggi. Tra il dire e il fare, c’è di mezzo un oceano di idee riformiste sotto diverse tende (o tendoni): Italia Viva, i civici di Onorato e Manfredi, il movimento carsico di Ernesto Maria Ruffini, la suggestione di un’unione sotto il nome della sindaca di Genova Silvia Salis (Madia la vedrebbe bene come federatrice, “ma chissà se Salis vorrà”,dice). E dunque guardiamo con l’ex ministra il percorso a ritroso verso una decisione su cui il Nazareno al momento tace, per capire dove si va dopo aver detto “il Pd non basta”. “La decisione deriva da un’analisi oggettiva: credo che il Pd – che pure è cresciuto dal punto di vista del consenso elettorale con la segreteria Schlein – non possa allargare più di tanto la sua base di consenso”.
Colpa dell’alleanza con Giuseppe Conte? “Lo dice Schlein stessa, quando parla di essere ‘testardamente unitari’: ha risollevato il partito, Schlein, ma è consapevole della necessità di costruire un’alleanza strutturata. E, se si vuole un centrosinistra forte, in questa alleanza serve una formazione di riformismo radicale che possa stare a pieno titolo nel centrosinistra con idee capaci di convincere chi oggi non si sente rappresentato. Credo sia giusto provare a dare un contributo proprio per rafforzare la proposta progressista”. Ma con quali idee nuove il centrosinistra può essere competitivo? “Iv ha lanciato le primarie delle idee: dobbiamo provare a entrare nei problemi reali delle persone, puntando su uno sforzo di novità volto a dare risposte credibili”. Per esempio? “Dovremmo pensare non in sottrazione. ma in aggiunta. Mi piacerebbe continuare a occuparmi intanto delle nuove generazioni: bambini, adolescenti, giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Ci sono sempre più bambini in povertà; c’è il grande tema degli adolescenti e del disagio che vivono per l’uso prematuro dei social e c’è la questione di come questi ragazzi si affacciano a una vita autonoma. Come si è visto per il referendum, i giovani non sono distratti, ma ancora insoddisfatti della proposta politica”. Si parla più di salario minimo che di sviluppo, però, in gran parte del centrosinistra. “Senza crescita non c’è welfare, si dice troppo poco. Facciamoci una domanda: siamo il paese che ha preso più risorse dal Pnrr in Europa. ma siamo tra gli ultimi quanto a livello di crescita. Perché?”. Torniamo al perimetro del riformismo radicale: perché Renzi e non Calenda? “Io penso che possano e debbano far parte del progetto tutte le persone che condividono la scelta di stare nel centrosinistra, lavorando per una proposta alternativa alla maggioranza, con proposte innovative. E che tutti quelli che condividono questo pensiero debbano provare ad aggregarsi”. Bisognerebbe convincere Calenda? “Non si può essere equidistanti dalla maggioranza che sostiene il governo e da chi sta faticosamente costruendo un’alternativa”.
Nel centrosinistra però un “riformista radicale” potrebbe avere difficoltà a confrontarsi con M5s e Avs su vari temi. “Ragione in più per costruire questa nuova forza politica: non si può stare con un governo di destra che ha portato l’Italia in una corrente di estremismo globale e che non ha rafforzato l’europeismo”. Non si rischia di disperdersi nei vari rivoli delle case riformiste? “Oggi l’importante è lavorare sulla disponibilità rispetto al percorso comune, per non disperdere energie. Più che su una persona, puntiamo ora a un’assunzione di responsabilità”. Dipenderà anche dalla legge elettorale? “L’aggregazione su questi obiettivi chiari prescinde dalla legge elettorale, perché risponde a una profonda esigenza del paese”. C’è chi dice che i centristi non disdegnino un eventuale pareggio. “Io veramente vorrei vincere. Certo, con una proposta forte. Se vinci con un voto in più, ma non hai una proposta forte, dopo il voto che fai?”. E Madia ci pensa al dopo, a un approdo in Parlamento forse non scontato? “Io ho ragionato su dove potessi, con grande umiltà, dare un valore aggiunto. E, per la mia esperienza, penso di poterlo dare facendo questo tentativo”. “Riformismo radicale” non è un ossimoro? “No. Io non penso a un partito moderato rispetto ai partiti radicali della coalizione, ma a un partito che offra soluzioni possibili. Riformisti, sì, ma radicali rispetto ai problemi reali delle persone”.