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Crisi o congresso? Il Pd vuole regolare i conti al suo interno
La battaglia per il governo diventa una conta per il Partito democratico del futuro. L’addio a Calenda

Cecilia Fabiano/ LaPresse <br />
In questo periodo di crisi il Nazareno è tornato a ripopolarsi, dopo che dal marzo dello scorso anno era rimasto praticamente deserto. Ministri e sottosegretari che sperano di mantenere il posto affollano le stanze del piano nobile del Pd. A loro si aggiungono gli aspiranti ministri e sottosegretari. E infatti nell’ultima riunione di direzione, come sempre svoltasi via web, erano moltissimi i dem che hanno preferito parteciparvi in presenza. Tanto che all’ultimo piano del Nazareno, dove da sempre si tiene il parlamentino del Pd, i commessi sono stati costretti ad aggiungere sedie in platea…
Ma questa crisi per il Pd è anche un modo di regolare i conti al suo interno. La componente ex Margherita e quella post Ds non sono mai state divise come in questi giorni. I primi hanno contestato agli uomini del segretario, Goffredo Bettini in primis, la gestione della crisi, che a loro avviso è stata condotta con imprudenza e in modo pasticciato, finendo per far avere di nuovo una posizione predominante a Matteo Renzi. Gli ex ds, invece, non riescono a liberarsi dal sospetto che i margheritini coltivassero dall’inizio la prospettiva di disfarsi di Giuseppe Conte. “Favorire la nascita di un governo istituzionale – era il loro commento in questi giorni – fa aumentare le chances e la platea elettorale di chi aspira a diventare presidente della Repubblica”. Come al solito i sospetti riguardano il povero Dario Franceschini, il quale, in realtà, in questa crisi si è dato un gran da fare, notte e giorno, per sminare il campo della maggioranza ed allentare le tensioni.
Ma in questi giorni di crisi si è consumato anche un altro scontro tutto interno al Pd. Infatti, l’articolo di Concita De Gregorio sul Pd, articolo più che critico, gli uomini del segretario Nicola Zingaretti hanno pensato che fosse ispirato da Walter Veltroni. Il quale, a dire il vero, appare ormai lontano anni luce dalla politica di tutti i giorni. Ma si spiega così la violenza della reazione del Nazareno a un articolo, sì critico, ma come molti altri di questi giorni.
Sempre dal Nazareno: qualche dirigente dem ha sollecitato Nicola Zingaretti a entrare nel governo che verrà. Ma il presidente della regione Lazio ha rifiutato per l’ennesima volta queste offerte. Anzi, il leader del Pd ha già la testa rivolta al partito, oltre che alla crisi, perché si rende ben conto che non manca moltissimo alle elezioni comunali e in questo campo c’è ancora molto da fare. Soprattutto a Roma, dove il centrosinistra non ha ancora un candidato. L’unica certezza riguarda il fatto che, comunque vada, il Partito democratico non appoggerà Carlo Calenda.
Ma questa crisi non ha portato allo scoperto solo le divisioni in seno al Pd. Anche Italia viva ribolle. E più di un renziano di stretta osservanza teme che l’epilogo di questa crisi, quale esso sia, possa concedere con l’implosione dei gruppi parlamentari di Iv. Del resto, già adesso tutti si accorgono delle forti tensioni tra ministre uscenti ed entranti…



