L’altro guaio della via Emilia (per il Pd)

Se il Pd rischia di perdere un altro bastione rosso è anche colpa della manovra
28 OTT 19
Ultimo aggiornamento: 20:37
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Un'immagine di Bologna (foto Pixabay)

La perdita di una regione come l’Umbria non determina il crollo di una maggioranza di governo, però il governo può contribuire a determinare la perdita di un’altra regione simbolicamente, economicamente e politicamente molto più importante: l’Emilia-Romagna. E in quel caso non ci sarà scampo neppure per il governo. L’Umbria viveva da anni una decrescita e miniaturizzazione dell’economia, aggravata dalla vecchia giunta del Pd. La manovra, non ancora approdata in Parlamento, con la miriade di microtasse sul terziario e sul ceto medio può avere ingigantito il successo del centrodestra già in Umbria. L’Emilia-Romagna, messa meglio economicamente, sarebbe una vittima più clamorosa del fuoco amico. Il suo pil ha nel 2019 con la Lombardia la maggior crescita (0,6) tra le regioni italiane, e nel 2020 dovrebbe accelerare a 0,9, ben al di sopra della media nazionale. Il livello del 2007 è stato recuperato, lo sviluppo è ora pari alla Germania. La disoccupazione, del 5,6 per cento e in discesa, è circa metà di quella nazionale. Ma alcuni settori come l’industria e i servizi soffrono, mentre vanno bene le costruzioni e il mercato immobiliare, in crescita del 16,9 nel 2019 con compravendite pari al 9,7 per cento del totale nazionale. Il reddito e il valore aggiunto pro capite sono ben sopra le medie dell’Italia. Il vero problema sono gli investimenti pubblici e privati, scesi in un anno di 3,6 punti. In questa situazione si cala una manovra finanziaria che aumenta tasse e adempimenti burocratici, dalla cedolare sugli affitti alle partite Iva, con queste ultime che in Emilia-Romagna registrano record nelle costruzioni e in agricoltura, e dal 2019 tra professionisti e autonomi grazie all’utilizzo della giunta Pd dei fondi europei per l’innovazione. Il governo poi introduce l’Imu sulle piattaforme offshore nelle quali la regione è leader (e infatti non aderì al referendum No Triv del 2016). La domanda è: al di là delle parole sulla strategicità dell’alleanza giallorosé, in Parlamento i ministri del Pd hanno intenzione di persistere in una manovra masochista, che produrrà zero effetti espansivi, zero equità fiscale e devastanti conseguenze politiche?