Lettere al direttore
Le riforme più efficaci sono quelle a costo zero. Appunti per il governo
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
29 APR 26

Foto Ansa
Al direttore - Procure eleganti.
Giuseppe De Filippi
Al direttore - “Il presidente Erdogan ha presentato uno dei pacchetti di riforme fiscali di più ampia portata nella recente storia degli investimenti in Turchia. Per i cittadini residenti all’estero, il punto saliente è chiaro: un’esenzione ventennale sui redditi di fonte estera, abbinata a un’imposta di successione dell’1 per cento”. Così uno dei principali studi legali turchi commenta la riforma, molto decisa, lanciata venerdì scorso dal governo di Ankara per attrarre in Turchia chi scappa dal disordine nel medio oriente. Speriamo che la Commissione europea, oltre a pubblicare interessanti paper su temi “tax and wealth” (affrontati a volte, per chi è un professionista del settore, da un punto di visto astratto, ricordarsi sempre del c.d. Green deal), capisca la rilevanza strategica dell’attrarre in Europa persone fisiche “mobili” ad alto patrimonio, in cerca di sicurezza, stabilità e certezza del diritto. La ricchezza è liquida e si sposta con un clic, una famiglia no. L’effettiva residenza di una persona fisica ha un grande valore geopolitico.
Andrea Tavecchio
Speriamo lo capisca l’Europa. Ma speriamo lo capisca anche l’Italia, che purtroppo da molto tempo a questa parte sembra essere indirizzata a trasformare un suo punto di forza, la capacità cioè di attrarre alti patrimoni, in un tema di cui vergognarsi e non di cui essere orgogliosi.
Al direttore - Un miracolo economico l’Italia è riuscito a farlo in questi ultimi dieci anni. Riuscire a bruciare nella fornace del debito pubblico, oltre alla cifra già enorme della spesa corrente, 400 e più miliardi di spesa straordinaria fra bonus vari e Pnrr senza riuscire a far crescere il pil in modo decente. Così da trovarsi con più debito pubblico e con tutti gli indici economici distanti dagli altri paesi europei. Mentre invece proprio i casi del Portogallo e della Grecia dimostrano la vacuità di tanti discorsi su presunte austerità e delle strampalate teorie per cui basterebbe stampare quattrini per fare stare tutti bene. Si può ridurre consistentemente il debito e contemporaneamente crescere. Basta fare le necessarie riforme. Mentre invece continuare a bruciare miliardi dentro un sistema che non funziona non dà alcun vantaggio. Inutile aumentare la spesa per sanità o pensioni se non li si riforma. Inutile aumentare spesa per opere pubbliche se le regole per affidarle non funzionano. Inutile spendere quattrini in un Piano casa se non si rivedono regolamenti edilizi obsoleti che impediscono la mobilitazione degli investimenti privati. La spesa pubblica così diventa solo un vizio. Il vizio di una classe dirigente, vale tanto a sinistra quanto a destra, che non ha voglia di pensare, di innovare, di riformare. Anzi, cerca pure di cancellare quelle poche riforme, vedi quella sulle pensioni, che hanno dato sollievo ai conti italiani. E il bello è che l’abuso della spesa pubblica non premia nemmeno elettoralmente. Il governo rossogiallo ha perso nonostante i bonus e l’attuale non è certo premiato dai soldi del Pnrr.
Chicco Testa
Per non parlare del fatto, a proposito di spesa pubblica, che le riforme più efficaci, di solito, sono quelle a costo zero. Per dire: aprire davvero alla concorrenza mercati ancora protetti – taxi, balneari, servizi professionali, trasporto locale, concessioni – non richiede nuovo deficit ma solo meno rendite. Rendere più semplice il rapporto tra imprese e Pubblica amministrazione, riducendo autorizzazioni inutili, tempi morti, doppioni burocratici, non significa spendere di più. Significa far perdere meno tempo a chi produce.
Al direttore - Caro Cerasa, abbiamo un problema. Assai serio. Quanto è accaduto il 25 Aprile in tante piazze italiane conferma l’esistenza, in quella che per convenzione si chiama “sinistra” (parlamentare ed extraparlamentare), di un partito trasversale antisemita, ancorché travestito da contestazione antisionista e da sostegno alla “resistenza” dei proxy dell’Iran. Non si tratta più di episodiche manifestazioni di protervia antiebraica, ma di un virus divenuto epidemico perché legittimato e coltivato dagli apprendisti stregoni dell’odio per la civiltà occidentale. E’ il partito, per intenderci, che ha scelto come sua icona Francesca Albanese, la finta avvocata che scappa appena sente puzza di Liliana Segre. Mi chiedo, allora, e chiedo a coloro che amano davvero la libertà: non è giunto il momento di disertare un rito sempre più grottesco, che consente ai fascisti col fazzoletto rosso di simulare il loro antifascismo?
Michele Magno
Al direttore - La regola del sorteggio bocciata per la nomina dei membri togati dei Csm verrà applicata alla designazione degli arbitri di calcio? Poi ci sarà un referendum?
Giuliano Cazzola
Al direttore - Idee per un’installazione al padiglione iraniano alla Biennale. Una gru con accanto la scritta: questa non è una forca (cit. Magritte, il disegno della pipa con accanto la scritta: “Ceci n’est pas une pipe”). Farebbero un figurone.
Nicoletta Tiliacos
Potrebbero chiamarlo: forca Iran.

