Perché l'accusa di tentato omicidio per gli spari del 25 aprile contro l'Anpi non torna

“Manca l’idoneità degli atti per un’accusa simile: la pistola ad aria compressa non è un mezzo idoneo a uccidere”, spiega il professore associato di Diritto penale all'Università di Parma Stefano Putinati. Il 21enne appartenente alla comunità ebraica di Roma potrebbe al massimo essere accusato di lesioni dolose e volontarie: "Probabilmente è stata una svista"

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30 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:32 PM
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“Si tratta di un gesto inqualificabile, per mille motivi, ma dal punto di vista giuridico manca l’idoneità degli atti per un’accusa simile”. Il professore associato di Diritto Penale all'Università di Parma Stefano Putinati commenta così l’ipotesi di tentato omicidio formulata contro Eithan Bondì, il 21enne che ha ammesso di aver sparato contro due iscritti all’Anpi con una pistola a pallini il 25 aprile. “O non sappiamo qualcosa, o è un’anomalia”.
Il grave gesto, secondo quanto è emerso finora, sarebbe stato compiuto con un’arma da soft air, uno sport che simula scenari militari, simile come dinamica al paintball o al laser game. I proiettili sono in plastica e le pistole non possono per legge avere una potenza superiore a un joule. Per intenderci, le armi da fuoco reali possono superare i 400 joule. Quelle per il soft air sono quindi progettate proprio per escluderne la letalità. Questo non significa che colpire qualcuno, a maggior ragione se non indossa le protezioni previste da questo sport, non possa creare danni seri e pericolosi. Si rischiano lesioni gravi, soprattutto agli occhi. Ma non esistono casi di persone morte direttamente per le ferite riportate per colpi di arma da soft air. 
“Per un’accusa del genere”, spiega Putinati, “l’azione deve essere idonea e diretta in modo non equivoco a procurare e cagionare l’evento: se uno spara con un fucile e sbaglia la mira si può parlare di tentato omicidio. Ma di per sé la pistola ad aria compressa non è un mezzo idoneo a uccidere. Semmai si può parlare di lesioni volontarie e dolose”. 
Potremmo non conoscere alcune informazioni che ancora non sono state rese pubbliche, ma che consentirebbero di ipotizzare il tentato omicidio? “Le faccio un esempio: di per sé uno spillo non è un mezzo idoneo a uccidere, ma se qualcuno graffia con uno spillo una persona, sapendo che la vittima soffre di emofilia ed è lontana da qualsiasi centro d’assistenza, allora in quel caso il mezzo apparentemente inoffensivo rende idonei gli atti. In questo caso il tentato omicidio ci sarebbe potuto essere se il ragazzo avesse saputo di una ipotetica gravissima allergia al pallino di plastica dei due che ha colpito”. Non è evidentemente questo il caso.
Tuttavia, il ragazzo avrebbe potuto non sapere che l’arma non era adatta a uccidere, pur volendo compiere un omicidio. Se si scoprisse che prima di sparare avesse detto a qualcuno “adesso vado a uccidere qualcuno”... “No, anche in quel caso non sarebbe sufficiente”, dice Putinati. “Se uno con una volontà chiara usa un mezzo inidoneo, non è comunque un tentato omicidio. Se io volessi uccidere qualcuno colpendolo sulla testa con una piuma di struzzo, mancherebbe comunque l'idoneità degli atti. Le dico di più, se spara con un fucile che ha la portata di 1 chilometro contro qualcuno che sta a 4 chilometri, potrebbe comunque non essere tentato omicidio”. E quindi come si spiega un’accusa così poco coerente con ciò che è successo? “Immagino ci possa essere stata una svista, come può capitare a tutti. O ci mancano informazioni clamorose”.