GranMilano
La rinuncia bipartisan (comune e Hines) al Nodo Bovisa, un progetto urbanistico cruciale
Sfuma il progetto di riqualificazione: i costi di bonifica quintuplicati affossano il piano del gruppo americano Hines. Ma il manager italiano smorza le polemiche: "Milano resta una priorità per noi". Il nodo vero è chi pagherà il conto degli errori nelle stime
di
28 MAR 26

Non c’è pace per l’urbanistica di Milano. Dopo il blocco dei cantieri in seguito alle indagini della procura, sfuma un importante progetto di riqualificazione, quello del “Nodo Bovisa”, chiamato così perché avrebbe dovuto ricucire le due anime di un quartiere della città tagliato in due dai binari di Ferrovie Nord. In una delibera della giunta di Beppe Sala si “prende atto” del ritiro dell’offerta da parte del gruppo americano Hines, titolare del progetto dopo avere vinto il bando Reinventing Cities, promosso dal circuito internazionale C40. In realtà, come spiega al Foglio Raoul Ravara, senior managing director di Hines Italia, “è il Comune che ha revocato l’assegnazione perché si è reso conto che i costi di bonifica dell’area erano quintuplicati e noi non avevamo altra scelta che ritirarci visto anche che a questa iniziativa sono legati impegni di fideiussione”. A prescindere dalla formula burocratica con cui è stata messa la parola fine, adesso c’è un’area di 90 mila metri quadrati di Milano che non ha più un indirizzo di sviluppo preciso mentre aumenta la percezione che la città non sia più affidabile come un tempo per gli investitori internazionali.
Ma è proprio così? “Questa esperienza non modifica i nostri piani di investimento in Italia – prosegue Ravara – Anzi, Milano resta per noi una città molto appetibile per il futuro così come Roma. Quello che è successo con Bovisa dimostra che talvolta le stime sui costi di bonifica delle aree oggetto di riqualificazione urbana vengono fatte in modo approssimativo e quando si vanno a vedere i prezzi reali ci si accorge che sono molto più alti”. Un modo elegante per precisare che Hines non si è improvvisamente disimpegnata da un progetto in cui ha creduto e nel quale, evidentemente, ha impegnato tempo e risorse per la progettazione insieme con altri partner, ma che i problemi sono stati altri: lungaggini burocratiche, complessità legate all’ampliamento della stazione ferroviaria e, soprattutto, le spese impreviste per opere di bonifica che erano oggetto di un accordo tra palazzo Marino e la società Milano Santa Giulia. Ad oggi, non è ancora chiaro come mai ci sia stata una tale lievitazione dei prezzi di cui non ci si è accorti in tempo e di chi sia la responsabilità. Di fatto, questo imprevisto fa saltare un grande piano di riqualificazione urbana che prevedeva la realizzazione di nuove residenze e studentati, oltre che un “ponte” tra le due anime di un quartiere come Bovisa in cui risiede un importante polo universitario. Il responsabile di Hines Italia sceglie di evitare le polemiche e sgombera il campo dal sospetto che il gruppo stia pensando, come si era vociferato, a un graduale ritiro dall’Italia che non brilla per certezza normativa nel campo dell’edilizia. “I settori sui quali siamo focalizzati a livello globale sono gli uffici, la logistica e il residenziale – ricorda il manager – e Milano è per noi una priorità negli investimenti anche perché si muove in controtendenza rispetto ad altre grandi città. Mentre a Los Angeles o a New York c’è una profonda crisi degli uffici, a Milano è esattamente l’opposto perché i tempi di percorrenza per i lavoratori sono più brevi grazie a distanze ridotte e a trasporti che funzionano. Continueremo anche investire qui nel residenziale”.
Il trend del futuro, però, saranno le case “abbordabili” o sociali. Il Comune di Milano, che sta per pubblicare i primi bandi del nuovo Piano Casa, ha fatto ormai una scelta “politica” in questo senso dopo la corsa dei prezzi che ha costretto la classe media a spostarsi sempre più fuori e anche il governo Meloni punta a realizzare nelle principali città italiane alloggi a prezzi calmierati. Hines è interessata a investire in questo settore? “Abbiamo dimostrato, con l’intervento nell’area ex Trotto di Milano, che attraverso una collaborazione tra pubblico e privato, e grazie a meccanismi che prevedono una premialità nelle volumetrie, è possibile trovare un equilibrio tra mercato ed esigenze abitative della classe lavoratrice”. Siete interessati ai bandi del Comune per le nuove abitazioni? “Prima di risponderle, dovremo esaminarli”, dice Ravara: “C’è sempre un conto economico da stimare”.