le indagini
Valter Lavitola è stato arrestato per l'attentato a Ranucci
La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell'ambito delle indagini per l'esplosione fuori dalla casa del giornalista di Report lo scorso ottobre a Pomezia. Emesso un mandato di arresto anche per Gomes Clesio Tavares
10 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 13:46

L'imprenditore Valter Lavitola è stato arrestato e portato in carcere perché accusato di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto nell'ottobre scorso a Pomezia vicino Roma. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell'ambito delle indagini della Procura di Roma, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi.
Per gli investigatori, Lavitola avrebbe commissionato l’azione ai quattro già arrestati come esecutori materiali. L’ipotesi accusatoria comprende i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con modalità di tipo mafioso e aggravati dal numero di sodali superiore a cinque. Lavitola aveva respinto le accuse, sostenendo di non essere il mandante.
Contestualmente alla misura cautelare per Valter Lavitola, il gip di Roma ha emesso un mandato di arresto anche nei confronti del cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, accusato dai pm di Roma di avere partecipato al progetto all'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci.
L'uomo è attualmente latitante e si troverebbe in Africa. Secondo l'accusa, Gomes sarebbe stato l'intermediario tra Lavitola e le quattro persone che materialmente avrebbero compiuto l'azione dinamitarda il 16 ottobre dello scorso anno a Pomezia.
"L'arresto di Valter Lavitola conferma la gravità e la complessità dell'attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione", ha commentato l'avvocato di Sigfrido Ranucci, Roberto De Vita. "Mentre per l'autorità giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta", dice il legale.
Coma aveva scritto sul Foglio Luciano Capone, quello di Lavitola è stato finora l’unico caso nella storia italiana di un indagato per strage aggravata dal metodo mafioso in libertà, non perché latitante ma perché a piede libero e a bocca aperta. Mentre il presunto commando che ha messo la bomba al conduttore di “Report” è agli arresti dal 30 giugno, il loro presunto mandante fino a oggi è stato libero di comunicare con la vittima e con il resto del mondo, mandando messaggi a mezzo stampa.

