Secondo i pm sarebbe Valter Lavitola il mandante dell'attentato a Ranucci

Secondo la procura di Roma, l'imprenditore, giornalista ed ex editore "avrebbe dato mandato a Clesio Tavares di individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all'abitazione" del conduttore di Report. Sequestrati cellulari e pc

7 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 13:36
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La procura di Roma contesta, tra gli altri, anche il reato di strage all'imprenditore, giornalista ed ex editore Valter Lavitola in relazione all'attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell'ottobre dello scorso anno. È quanto emerge dal decreto di perquisizioni disposto il 4 luglio dai pm della Dda di piazzale Clodio. Per i pm Lavitola è il mandante dell'azione. Il reato è contestato in concorso con componenti della banda arrestata la scorsa settimana e con Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni e ritenuto l'intermediario tra l'imprenditore e gli esecutori materiali. Nell'atto si afferma che Lavitola avrebbe dato mandato a Clesio Tavares di "individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all'abitazione del giornalista" e sempre Lavitola il 16 settembre, un mese prima dell'attentato, avrebbe effettuato con il 47enne un sopralluogo "nei pressi dell'abitazione" del conduttore di Report. 
Sempre stando a quanto emerge dal decreto di perquisizione, subito dopo l'attentato al giornalista, Lavitola si sarebbe "interessato all'allontanamento" dall'Italia di Clesio Tavares, il quale risulta dal 2017 dipendente della società Cefalù – riconducibile a Lavitola – che gestisce un ristorante nella zona di Monteverde Vecchio a Roma. L'imprenditore avrebbe inoltre garantito l'assistenza legale all'intermediario. E in base a quanto accertato, Clesio Tavares si troverebbe tuttora in Camerun. Nel decreto si spiega, poi, che Pellegrino D'Avino – uno dei componenti della banda – quando è stato raggiunto dalla misura cautelare avrebbe detto al suocero di "avvisare Clesio Tavares affinché quest'ultimo avvisi 'quell'altro'" presumibilmente Lavitola. All'imprenditore sono stati sequestrati cellulari e pc, che ora verranno analizzati dagli investigatori del Nucleo di via in Selci con l'obiettivo di cristallizzare le accuse formulate dai pm di Roma.
Il 30 giugno scorso, i carabinieri hanno arrestato i presunti esecutori dell'attentato. Quattro le misure cautelari per detenzione di esplosivi e danneggiamento con l'aggravante del metodo mafioso eseguite dai carabinieri.
Al Corriere della Sera, Sigfrido Ranucci ha detto che "Valter è un amico vero, fra di noi c'è un grande affetto. Da quando ho saputo del suo coinvolgimento presunto nell'attentato nei confronti miei e della mia famiglia sono stati giorni pesantissimi".