Per l'attentato a Sigfrido Ranucci sono state arrestate quattro persone

Quattro le misure cautelari per detenzione di esplosivi e danneggiamento con l'aggravante del metodo mafioso per l'attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025. Si tratta di tre uomini e una donna, hanno tutti precedenti penali e sono residenti in diversi comuni campani

30 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 08:34
Immagine di Per l'attentato a Sigfrido Ranucci sono state arrestate quattro persone

Foto ANSA

I carabinieri hanno arrestato i presunti esecutori dell'attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci. Quattro le misure cautelari per detenzione di esplosivi e danneggiamento con l'aggravante del metodo mafioso eseguite dai carabinieri. L'attentato risale alla sera del 16 ottobre 2025, a Pomezia, vicino Roma: un ordigno venne fatto deflagrare davanti al cancello dell'abitazione del giornalista, provocando la distruzione delle sue due autovetture parcheggiate in strada e danni al muro perimetrale. "Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi",  ha affermato il giornalista e conduttore di Report raggiunto telefonicamente da "Agorà Estate" su Rai 3. "Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli. Da quello che ho capito – ha proseguito – c'è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora".
Gli arrestati hanno una età compresa tra i 53 e i 22 anni. Tra loro c'è anche una donna, che avrebbe effettuato un sopralluogo all'esterno dell'abitazione del conduttore nei giorni precedenti all'attentato. In base a quanto si apprende, le persone arrestate hanno tutti precedenti penali e sono residenti nei comuni campani di Cicciano, Nola e Avella.

Le indagini

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Roma proseguono per svelare l'identità dei mandanti, e oltre agli arresti di stamattina sono in corso numerose perquisizioni nei riguardi di persone che potrebbero aver fornito l'esplosivo e garantito il supporto logistico al commando. Da quanto emerge, l'attività investigativa che ha portato ai quattro arresti ha richiesto l'esame incrociato di tutti i sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, rilievi tecnico scientifici e l'esame di tutti i tabulati telefonici della vasta cella interessata, consentendo di ricostruire in modo minuzioso le fasi preparatorie, esecutive e successive dell'azione criminosa. Proprio l'analisi dei tabulati telefonici è stata di assoluto rilievo per le indagini, che sono partite dall'esplosivo utilizzato.
I rilievi tecnico scientifici e i successivi accertamenti del Ris di Roma hanno dimostrato che l'ordigno era costituito da una carica detonante composta da "gelatina da cava", materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva, indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale. Una telecamera installata sulla S.S. 148 "Pontina", a diversi chilometri di distanza dal luogo del delitto, ha poi permesso di individuare una Fiat 500 X, risultata noleggiata in Campania, e di tracciarne il viaggio di andata verso Roma e il repentino ritorno nelle ore immediatamente successive all'attentato. I dati dei ripetitori hanno dimostrato che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X in viaggio dalla Campania a Torvaianica sia il giorno dell'attentato sia in precedenza, quando avevano effettuato un sopralluogo della zona.