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il voto brasiliano •
In Brasile ha vinto Lula
Il presidente uscente ha ribaltato l'esito del primo turno. Non era mai accaduto. Ora il problema per il presidente è la netta maggioranza al Congresso di Bolsonaro. In Brasile però da sempre i presidenti in carica riescono a ricavare appoggi nel modo più trasformistico, e anche stavolta non si dovrebbe fare eccezione.

Foto Ap via LaPresse
Ha vinto Lula. Dopo la sorpresa del successo di Flávio Bolsonaro al primo turno, il successo di Lula al ballottaggio è ancora più sorprendente. Anche perché Lula è il primo presidente nella storia del Brasile a vincere un ballottaggio dopo essere arrivato secondo al primo turno e anche il primo a ottenere un quarto mandato sia pure non consecutivo, è passato da 53.879.538 voti, il 45,16 per cento, a 64.256.232, il 51,79; mentre Flávio è salito solo da 56.104.503, il 47,03, a 59.826041, il 48,21.
Come è stato possibile, dal momento che solo con la somma dei candidati rimasti fuori al primo turno che gli avevano assicurato il loro appoggio per il secondo avrebbe dovuto arrivare al 52,4 per cento?
Per recuperare, Lula aveva puntato innanzitutto al recupero della quantità record di elettori che non si erano recati alle urne: 33.469.667, pari al 21,08 per cento. Effettivamente si sono recati alle urne 2.960.239 elettori in più, che però sono solo il 28,53 per cento dei 10.376.694 dei voti in più che ha ricevuto. Conti alla mano, Lula ha però recuperato anche dal voto nullo, sceso da 3.674.249 a 2.723.305; e dal voto in bianco, sceso da 2.300.798 a 1.430.496. Mentre Flávio Bolsonaro ha ottenuto solo 3.721.538 dei 6.420.248 voti ricevuti al primo turno dai candidati che gli avevano promesso il loro appoggio. Sempre conti alla mano, Lula però ha anche recuperato altri 2.849.680 voti. Vorrebbero dire più o meno tutti sia i 2.675.887 di Renan Santos, il candidato di estrema destra arrivato quarto che aveva detto di non appoggiare nessuno; sia tutti i voti dei candidati di sinistra minori. In realtà, è presumibile che gran parte del voto di Santos sia finito comunque a Bolsonaro, il che vorrebbe dire però che ha perso da altre parti. Lo stesso Flávio Bolsonaro ha detto che i conti non gli quadrano, e che chiederà l'annullamento delle elezioni. “È impossibile riconoscere il risultato in queste condizioni”.
Anche i media brasiliani parlano comunque di una “svolta senza precedenti”. Il presidente ha partecipato alla sua settima elezione presidenziale e ha raggiunto il secondo turno fiducioso che la sua esperienza nelle competizioni elettorali potesse ribaltare l'esito del primo turno. La sera del 4 ottobre, dopo la sconfitta al primo turno, ha ammesso di essere rimasto sorpreso dal risultato, ma si è detto fiducioso di poterlo ribaltare. Così ha rapidamente mobilitato la sua base elettorale e promosso un pacchetto di misure sociali per colmare il divario. Il suo programma durante la tesa campagna si è concentrato sui diritti sociali, gli investimenti pubblici, la sicurezza basata sull'intelligence e il controllo della deforestazione amazzonica. Ha inoltre presentato le elezioni come “una difesa della democrazia” contro il possibile ritorno al potere della famiglia Bolsonaro. Domenica scorsa, durante il suo voto nello stato di San Paolo il presidente ha accusato il suo avversario di voler “governare sotto la bandiera americana” e ha previsto che i brasiliani avrebbero scelto un Paese in cui i colori nazionali “sono rispettati”. La sinistra ha mobilitato i suoi sostenitori in manifestazioni con lo slogan “Mai più Bolsonaro”. I manifestanti hanno criticato la gestione della pandemia di Covid19, che ha causato 700.000 morti, e i tagli ai programmi pubblici durante il mandato del padre di Flávio. I sostenitori di Lula affermano che la sua vittoria preserverà le politiche sociali e ambientali del suo governo, mentre Flávio Bolsonaro aveva promesso cambiamenti in un contesto caratterizzato dall'aumento del costo della vita e dall'insicurezza. “Il cambiamento non significa privare le persone dei loro diritti”, ha replicato Lula alle promesse del suo avversario, lanciando un avvertimento sulla protezione sociale.
Dieci giorni prima del ballottaggio, il Congresso ha approvato di inserire nel Congresso la riduzione della settimana lavorativa da sei a cinque giorni e da 44 a 40 ore, senza riduzione di stipendio. Flávio Bolsonaro ha appoggiato il provvedimento nella fase finale della campagna elettorale, mentre imprenditori e economisti hanno messo in guardia sull'impatto del costo del lavoro sulle piccole imprese, sull'inflazione e sul lavoro informale. Allo stesso modo, il governo ha aumentato del 15 per cento i pagamenti del Bolsa Família (Fondo di Compensazione Familiare) e li ha anche anticipati, in modo che i 50 milioni di beneficiari ricevessero i loro pagamenti prima del ballottaggio in Brasile. La modifica al calendario, che inizialmente prevedeva che circa la metà delle famiglie ricevesse il pagamento di ottobre dopo le elezioni, è stata giustificata dal governo come necessaria per mitigare i rischi eccezionali legati al fenomeno climatico El Niño. Il costo dell’aumento è stato di 5,8 miliardi di reais, pari a 1,168 miliardi di dollari, per il resto dell'anno. Flávio Bolsonaro aveva invece proposto di limitare il sussidio Bolsa Família a due anni se il beneficiario trova un impiego. La proposta prevedeva un periodo di transizione di 24 mesi per coloro che entrano nel mercato del lavoro o avviano un'attività, con il reintegro automatico nel programma qualora il loro reddito scenda nuovamente al di sotto della soglia stabilita.
Lula inoltre ha concesso sussidi per il carburante e agevolazioni per tassisti e piccoli imprenditori, tra cui la cancellazione dei debiti per 3,6 milioni di microimprenditori: misure il cui costo annuale potrebbe variare tra i 180 e i 250 miliardi di reais, equivalenti a una cifra compresa tra i 31 e i 44 miliardi di dollari, secondo le stime dei media. Anche qui, tra gli economisti c’è allarme, e prima ancora che la Borsa in Brasile riaprisse alla notizia della vittoria di Lula c’è stato un crollo dei futures del real (-9,12 per cento) e di un fondo brasiliano alla Borsa di Tokyo (-12,72). L’ultimissima promessa è stata un emendamento costituzionale per offrire il trasporto pubblico gratuito il sabato e la domenica, in caso di rielezione. Flávio ha detto che Lula non sarebbe stato in grado di mantenere ma poi la ha appoggiata anche lui: e il bello è che la chiusura delle urne è stata posticipata di due ore proprio perché in molte città la quantità di mezzi pubblici in circolazione era crollata!
Promesse a parte, nel modo in cui Lula ha rimontato un distacco che i sondaggi davano fino a sei punti potrebbero essere stati cruciali i due dibattiti televisivi. In particolare il secondo di venerdì, con la gravissima gaffe di Flávio dello scherzare sul mignolo che Lula ha perso in un incidente di lavoro. “È inutile, Lula, dare con una mano e ritirare con nove dita”, aveva appunto affermato Bolsonaro. “Non permetterò a un miliziano di chiamarmi 'nove dita'”, aveva risposto il presidente, alludendo alle accuse sui presunti legami del suo avversario con gruppi paramilitari a Rio de Janeiro, “uno che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, il cui primo lavoro è stato una farsa”. Flávio si è subito reso conto dell’errore ed ha chiesto scusa, ma potrebbe non essere bastato.
Il problema di Lula, adesso, è che in teoria è il suo avversario ad avere una netta maggioranza al Congresso. La somma dei partiti che lo sostengono sta a 286 deputati su 513 e 50 senatori su 81, e se vinceva con altre alleanze sarebbe potuto arrivare a 342 deputati e 54 senatori. Ma in Brasile da sempre i presidenti in carica riescono a ricavare appoggi nel modo più trasformistico, e anche stavolta non si dovrebbe fare eccezione.