La guerra dei meme per decidere chi governerà il Brasile

Al ballottaggio tra Lula e Bolsonaro i social possono spostare i voti decisivi. La sinistra prova a recuperare il terreno perduto affidandosi a un esercito digitale da cinque milioni di iscritti, hashtag a raffica e fake news. La verità, ammette il suo stratega, può aspettare

24 OTT 26
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(Foto La Presse)

È sui social che si gioca il prossimo governo della ottava potenza economica del mondo. Il Brasile domani va alle urne per il ballottaggio delle elezioni presidenziali, i principali istituti di sondaggi politici prevedono che il risultato sarà deciso da una percentuale di voti infima, inferiore al margine d’errore. E nelle nebbie dell’incertezza la partita politica dei due candidati è conquistare attraverso la guerra di propaganda digitale la manciata di voti necessaria al sorpasso definitivo.
Flávio Bolsonaro, la nuova estrema destra brasiliana di imitazione trumpiana, figlio dell’ex presidente Jair condannato a 27 anni di carcere per tentato golpe ora agli arresti domiciliari per ragioni umanitarie, è uscito dal primo turno con un vantaggio di 2,2 milioni di voti sul presidente Lula Da Silva, ottantenne icona della sinistra latinoamericana e fondatore del Partido dos Trabalhadores (Pt). Quando a sinistra si sono accorti di quanto sciocco sia stato lasciare la propaganda in rete in mano alla destra, quando il Pt ha capito che è da suicidi abbandonare il campo della propaganda social in un paese giovane con scolarizzazione media assai bassa e col telefonino sempre in mano (due brasiliani su tre si informano solo attraverso i social, spiegano invano studi sociologici da almeno un decennio), Lula ha dato ai suoi l’ordine di combattere l’avversario con le sue stesse armi.
La destra domina il mercato elettorale nella rete. Bolsonaro fa decidere tutta la strategia elettorale al suo guru dei social, un trentenne dello stato di Minas Gerais, Nikolas Ferreira, che da candidato alla Camera ha raccolto oltre 3,1 milioni di preferenze. E’ il deputato più votato nella storia del Brasile.
Lula, che ignora i social e non possiede uno smartphone, dopo la sveglia del primo turno s’è prima deciso a fare dei video di un paio di minuti che trasmette dall’iPhone della seconda moglie, Janja, sociologa e militante del Pt da trent’anni. Poi ha cacciato tutti i nuovi arrivi infilati dalla first lady nella dirigenza della campagna. Infine s’è buttato a capofitto nella propaganda via social mettendosi nelle mani di uno smanettone trentenne deputato di Minas Gerais, André Janones, e di una tiktoker ventiduenne nera neoeletta, Ana Eloisa. A loro ha affidato l’ultimo duello elettorale della sua lunga vita politica.
Primo inconveniente: subito dopo il faccia a faccia televisivo tra i due candidati, a Janones è venuto un colpo al cuore e stavano tutti per darlo per perso finché dalla terapia intensiva dell’ospedale di San Paolo è arrivata la notizia: nessun infarto, aritmia cardiaca molto seria ma superata, si riparte. Questo Janones è un personaggio improbabile accanto a Lula. Il Pt non se l’era mai filato finora nonostante la sua notorietà fosse già esplosa in rete durante lo sciopero dei camionisti nel 2018. Ora lui, investito della missione di bloccare il ritorno al potere del clan Bolsonaro, s’è inventato l’account whatsapp “l’esercito di Lula”, 5 milioni di iscritti. Lo amministra con lessico militare e lo bombarda di messaggi come questo: “Soldati seguitemi, nei prossimi dieci minuti voglio 50 milioni hashtag Flávio corrotto”. E’ molto divisivo a sinistra perché fabbrica fake news, forse meno smaccate di quelle della destra ma sempre di menzogne si tratta. Insuperata è rimasta però quella sulla “mamadeira de piroca” usata da Jair Bolsonaro nella campagna del 2018: il video virale di un uomo con in mano un biberon di forma fallica giurava si trattasse del nuovo biberon distribuito negli asili nido pubblici dal Pt insieme a un “kit gay” per estirpare l’omofobia fin dalla prima infanzia.
Jannones non arriva a questi livelli ma rivendica l’uso di notizie false. Dice: “Poche chiacchiere, adesso una mobilitazione in rete ci è più utile della verità”. Uscito dalla terapia intensiva s’è scatenato: “Soldato ci sei? E’ adesso il momento di rinunciare a pranzare, a cenare, ad amoreggiare se necessario. E’ il momento di avere in testa una cosa sola: rieleggere quest’uomo, rieleggere Lula. Preparati davanti allo schermo, tieni il dito pronto sulla X adesso e vai! Subito! Voglio tre hashtag in una volta sola”.
Gli ordini perentori sono alternati a messaggi di intimità da backstage: “Ehi mi ha chiamato adesso il presidente Lula per essere da lui in fretta. Sto andando a San Paolo in macchina. Viaggio soltanto in macchina io perché così posso non disconnettermi mai, nemmeno per un secondo. Se viaggiassi in aereo non potrei”. E subito dopo: “Ehi, soldato, deve essere Lula a lasciare i suoi impegni di campagna per sedersi al computer a mandare messaggi? No, questo è compito tuo. Vai con quest’hashtag!”. E via con messaggi elementari da rendere virali in pochi secondi.
Sulla campagna social, come su tutto in Brasile, sono entrati i giudici. I due candidati chiedono tutti i giorni al Tribunale supremo elettorale, una autorità indipendente nella quale siedono alcuni degli stessi giudici del Tribunale supremo, di togliere video dell’avversario dalla rete. Sono centinaia di ricorsi al giorno.