Esteri
L'editoriale del direttore •
Come distinguere i virus dai vaccini quando si protesta per la casa e la scuola
Meglio manifestare per affitti e aule che cantare dal fiume al mare. Ma attenzione a portare avanti battaglie anticapitaliste, trasformando cioè i privati, con i loro investimenti, in parte dei problemi, e non delle soluzioni
8 OTT 26

La Spagna protesta per la casa. Motivo: affitti sempre più alti, sfratti in aumento, scarsità di alloggi nelle grandi città, conseguente difficoltà dei giovani a rendersi autonomi. Innesco della protesta: lo sfratto di una donna di 87 anni a Madrid, la rabbia contro il governo, contro l’opposizione e, a seguire, la mossa di Sánchez, che sulla scia delle proteste ha convocato le elezioni anticipate.
La Francia protesta per la scuola. Motivo: classi affollate, docenti insufficienti, edifici degradati, aule senza aria condizionata, fondi per l’istruzione considerati insufficienti. Evoluzione della protesta: scontri con la polizia, infiltrazione di gruppi estremisti, trasformazione di un’ondata di dissenso nei confronti del governo in moti violenti.
I temi, naturalmente, appassionano anche l’Italia, colpiscono l’opinione pubblica, intrigano la politica, coinvolgono gli studenti e c’è da scommettere che, nelle prossime occupazioni delle scuole, nelle imminenti manifestazioni autunnali, nelle incombenti campagne elettorali, scuola e casa avranno una loro centralità. Nulla di male nel protestare per avere condizioni di vita migliori, quando si parla di affitti, e nulla di male nel protestare per avere condizioni di vita migliori, quando si parla di scuola.
Ma se si vuole andare in piazza per ragionare su questi temi, se si vuole occupare una scuola per mettere al centro del dibattito questi argomenti, potrebbe essere utile ricordarsi che in entrambi i casi c’è un rischio enorme che corrono i manifestanti, sia quelli francesi, sia quelli spagnoli, sia quelli un domani italiani: trasformare le soluzioni in una parte dei problemi e trasformare in virus i possibili vaccini. Non si può protestare sulla casa, per avere affitti migliori, per risolvere la scarsità degli alloggi e per dare più opportunità ai giovani di rendersi autonomi portando avanti battaglie anticapitaliste, trasformando cioè i privati, con i loro investimenti, in parte dei problemi, e non delle soluzioni: il problema degli alloggi, non solo in Italia, lo si può risolvere anche creando le condizioni per rendere convenienti e redditizi gli investimenti sul residenziale, costruendo di più, densificando dove possibile, riconvertendo immobili e accorciando i tempi dei permessi. Demonizzare il capitale quando si parla di case significa aggravare i problemi, non risolverli.
Allo stesso tempo, se ci si pensa un istante, non si può protestare per avere un futuro migliore nelle scuole andando a braccetto con i partiti e con i politici che provano periodicamente a ipotecare il futuro dei giovani e che di fronte a ogni problema del presente propongono soluzioni che puntano ad aumentare il debito: è credibile chi chiede risorse per i giovani e poi destina le poche risorse disponibili in un bilancio pubblico per aiutare chi deve andare in pensione ad andarci prima? Una mobilitazione generazionale in difesa del diritto alla casa dovrebbe essere aiutata a ricordare una verità che spesso sfugge a chi va in piazza a protestare: dove la politica costruisce incentivi, semplificazioni, certezze normative, arrivano capitali privati che riescono ad ampliare l’offerta residenziale, creando più opportunità. E allo stesso modo, una mobilitazione generazionale in difesa del diritto allo studio dovrebbe avere come primi obiettivi i partiti spendaccioni che usano i pochi soldi a disposizione per comprare consenso, i politici che quando ragionano sulla scuola lo fanno sempre mettendo al centro più gli insegnanti che gli alunni e gli osservatori miopi che non capiscono che nei paesi con bilanci pubblici già molto appesantiti e un’istruzione sacrificata il punto non può essere limitarsi a spendere di più: bisogna spendere meglio (l’Italia nel 2023 destinava all’istruzione pubblica dalla primaria all’università il 3,6 per cento del pil, contro una media Ocse del 4,2). Andare in piazza per la casa e per la scuola è meglio che andare in piazza per chiedere di cancellare Israele dal fiume al mare. Farlo senza trasformare i vaccini in virus potrebbe essere una buona idea. Buone proteste a tutti.