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La mortalità infantile è ai minimi storici. Ma non ne parliamo
Il paradosso dei dati Onu. Quasi cinque milioni di bambini morti prima dei cinque anni nel 2024 sono una tragedia, ma sono anche il numero più basso mai raggiunto nella storia dell'umanità. Il progresso invisibile
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7 APR 26

Un neonato prematuro in un'incubatrice nel reparto di neonatologia dell'ospedale di maternità Malalai a Kabul, in Afghanistan (Paula Bronstein/Getty Images)
La mortalità infantile globale è ai minimi storici. Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite, i decessi di bambini sotto i cinque anni sono diminuiti di oltre la metà dal 2000 a oggi. È una delle notizie più straordinarie della storia umana, ottenuta senza rivoluzioni particolari ma grazie a vaccini, sali reidratanti, zanzariere, operatori sanitari di base. Negli ultimi decenni il calo è stato costante, fino a trasformare quella che era una condizione diffusa in un fenomeno sempre più circoscritto. Eppure nel report Onu la buona notizia scivola in secondo piano, ridotta a cornice di un titolo più cupo: il rallentamento del calo. Un elemento reale, legato a fattori come conflitti, fragilità dei sistemi sanitari e difficoltà di accesso nelle aree più isolate. Sia chiaro: quasi cinque milioni di bambini morti prima del loro quinto compleanno nel 2024 restano una tragedia inaccettabile. Ma proprio per questo sorprende la difficoltà a riconoscere una traiettoria di progresso che meriterebbe maggiore evidenza, anche poiché indica che gli strumenti e le politiche sin qui utilizzati funzionano.
Perché le organizzazioni umanitarie faticano a celebrare i propri successi? La risposta è in parte strutturale. Chi vive di raccolta fondi non può permettersi il lusso della soddisfazione: il bisogno deve restare urgente, la crisi imminente. Ma la risposta in parte è anche ideologica: nel linguaggio umanitario, ogni miglioramento è sempre “insufficiente” oppure “a rischio”, ogni dato positivo seguito da un “tuttavia”. Una realtà descritta solo come fallimento continuo produce però un effetto collaterale pericoloso: anestetizza. Se nulla basta mai, allora nulla vale davvero. Il pubblico si abitua, borbotta e poi smette di ascoltare.
Celebrare i successi non significa negare i problemi, significa renderli più affrontabili. Perché se il progresso è possibile – e i numeri delle Nazioni Unite lo dimostrano – allora vale la pena crederci ancora.