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Confini chiusi e stadi aperti
Le misure contraddittorie di Orbán per gestire la pandemia in Ungheria
di
10 SEP 20

Il primo settembre l’Ungheria ha chiuso i suoi confini agli stranieri, fatta eccezione per polacchi, slovacchi e cechi, i vicini più prossimi, e anche i compagni del gruppo di Visegrád. La decisione di Viktor Orbán di mettere in difficoltà l’Ue e in pericolo la circolazione di persone e merci dopo i mesi di quarantena, è stata presentata come una misura sanitaria, il numero dei contagiati è in aumento e il primo ministro ungherese sostiene che sia importante bloccare il coronavirus alla frontiera. La chiusura unilaterale dei confini per l’Ue non è una buona notizia, un altro colpo da parte di Orbán che fin da subito ha cercato di approfittare del virus per aumentare le sue misure illiberali, per rendere l’Ungheria impermeabile e isolata. Che la pandemia non fosse altro che una scusa per il premier si sapeva già, ma è apparso con più chiarezza nel momento in cui questa settimana ha accettato che alla partita tra il Bayern Monaco e il Siviglia, che si disputerà a Budapest il 24 settembre, ci sia il pubblico. Non soltanto gli ungheresi, anche gli stranieri.
Suona strano visto che per chi non è ungherese o polacco, o slovacco o ceco i confini restano chiusi, ma il governo ha deciso che potrà entrare anche chi viaggia in Ungheria per affari. E i tifosi sono affari. Ne sono attesi circa ventimila al Puskas Arena – che avrà il 30 per cento degli spalti occupati – e così la paura di un aumento dei contagi è passata in secondo piano. Il pil ungherese ha subìto una contrazione del 13,6 per cento, Orbán teme che il suo consenso potrebbe essere messo in discussione da un’economia in difficoltà e, al di là delle frontiere chiuse, non può permettersi un nuovo lockdown. Nonostante la paura di una seconda ondata ha deciso di aprire lo stadio ai tifosi – sarà anche un esperimento per la Uefa – e il paese agli stranieri con qualche misura di sicurezza in più. Se Orbán ha deciso di rischiare è anche perché ha una passione antica e sconsiderata per il calcio, ha speso molto – anche fondi europei destinati alla sanità – per ammodernare campi e arene. Il premier è convinto che siano queste le cose che garantiranno la sua stabilità politica, confini chiusi e stadi aperti. A sistemare l’economia in recessione poi, magari, ci penserà l’Ue.