La sentenza Magnitsky

Redazione

La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna Mosca per la morte dell’avvocato

Tenere la Russia dentro al Consiglio d’Europa era una priorità, senza dubbio l’Ucraina aveva le sue ragioni, ma l’obiettivo di chi, come l’Italia, preferiva tenerla all’interno era perché in questo modo i cittadini russi potevano avere qualche garanzia in più in fatto di diritti umani. Lo scetticismo era tanto, le paure infinite, ma quando ieri la Corte europea dei diritti dell’uomo, alla quale aderiscono gli stati che fanno parte del Consiglio d’Europa, ha condannato la Russia per aver violato i diritti umani di Sergei Magnitsky, è parso chiaro che la riammissione di Mosca aveva avuto un senso. Sergei Magnitsky era un avvocato, arrestato per frode fiscale nel 2008, tenuto in prigione senza mai ottenere un processo, e morto in carcere nel 2009. Arresto cardiaco, hanno detto le autorità russe.

 

Magnitsky lavorava in una delle società di investimenti più importanti del suo paese, la Hermitage capital Management, fondata dall’americano Bill Browder, e venne arrestato dopo aver denunciato la corruzione del colosso energetico Gazprom, di proprietà statale. In seguito alle intimidazioni ricevute in Russia, di cui parla nel libro “Red Notice. Scacco al Cremlino”, Browder aveva convinto gran parte del suo staff a trasferirsi a Londra, ma Magnitsky era rimasto a Mosca. Dopo la sua morte né Browder né la famiglia dell’avvocato russo hanno mai creduto alla versione delle guardie carcerarie. L’investitore americano è riuscito a far approvare il Magnitsky Act, il provvedimento che nega i visti e blocca i beni negli Stati Uniti di quarantaquattro funzionari russi, nel suo paese nel 2012, colpendo direttamente il presidente russo Vladimir Putin e i suoi sodali, ma la famiglia era ancora in attesa di una risposta da parte della giustizia. La risposta è arrivata tardi e non dalla Russia, ma la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo – che ha decretato che né la durata della carcerazione, né il trattamento, né la mancanza di cure rispettano la Convenzione – ha condannato Mosca a pagare 34mila euro di risarcimento alla moglie e alla madre di Sergei Magnitsky, lanciando un messaggio importante: non è vero che la Russia è intoccabile.