Gli alleati europei di Salvini lo stroncano sui migranti

Redazione

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Roma. I nuovi alleati europei di Matteo Salvini hanno ribadito ancora oggi che qualunque forma di solidarietà europea sull'accoglienza dei migranti non rientra nelle loro priorità. "Le regole di Dublino devono essere applicate fino a quando non avremo qualcosa di meglio", ha detto il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, prima della riunione pre-vertice del Partito popolare europeo. Kurz ha ricordato che "le persone registrate in Italia o in Grecia come luogo di primo ingresso nell'Ue non devono poter passare in altri paesi". Chi arriva in Italia resterà in Italia, insomma. Anche il premier ungherese Viktor Orbán – anche lui vicino a Salvini – ha dichiarato che al Consiglio europeo in programma a Bruxelles oggi e domani l'immigrazione non sarà il primo punto da affrontare. "La principale questione è la democrazia in Europa", ha detto Orbán. Una dichiarazione che stona con la deriva anti-democratica che nel frattempo è in atto proprio in Ungheria e che potrebbe portare a sanzioni senza precedenti dal parte dell'Ue nei confronti di Budapest: la commissione Libertà civili del Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede agli stati membri di attivare la procedura di sanzioni (prevista dall'articolo 7 del trattato Ue) contro l'Ungheria, accusata di violazioni dello stato di diritto. La procedura potrebbe anche portare Budapest a perdere il suo diritto di voto in seno all'Ue. Il prossimo passo sarà, a settembre, la discussione in assemblea plenaria al Parlamento europeo.

     

Intanto però è la Germania a ribadire che sull'immigrazione sono in gioco i pilastri dell'Ue. "L'Europa deve affrontare molte sfide ma quella legata alla questione migratoria potrebbe decidere i destini dell'Unione europea". L'avvertimento della cancelliera tedesca Angela Merkel arriva nel giorno del Consiglio europeo sui migranti a Bruxelles, un vertice a cui parteciperà anche il primo ministro italiano Conte. E che si annuncia complicato. In caso di mancato accordo la cancelliera propone di trovare un compromesso con una "coalizione dei volonterosi" nel segno della multilateralità e del tentativo di alleggerire il peso dei paesi europei in prima linea, come l'Italia. 

   

L’Europa si è già presa i nostri migranti

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Secondo i dati del Viminale, la Germania ha preso 5.435 dei 12.719 tra richiedenti asilo e rifugiati che l’Italia ha ricollocato in Europa nell’ultimo anno: è il paese che ha accolto più persone registrate in Italia rispetto agli altri stati membri. Ma ora l'esecutivo Merkel è messo sotto pressione dal suo stesso ministro dell'Interno Horst Seehofer, leader della coalizione bavarese Csu, senza la quale Merkel perderebbe la sua maggioranza parlamentare. Seehofer vuole misure più dure sull’immigrazione e minaccia di respingere i migranti alla frontiera se si sono già registrati in un altro paese dell'Ue, a meno che non si trovi una soluzione condivisa fra gli stati membri. Il ministro dell'Interno tedesco è alleato di Matteo Salvini nel nuovo “asse” Monaco-Vienna-Roma anti-migranti. L'Austria assumerà la presidenza di turno dell'Ue e il mese prossimo è prevista una stretta sulla questione degli irregolari con un'attenzione particolare alla difesa dei confini esterni all'Ue. Una linea condivisa anche con i paesi il gruppo di Visegrád (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia) che hanno respinto un programma dell'Ue per trasferire 160.000 rifugiati dai campi sovraffollati di Grecia e Italia. 

    

La linea nazionalista e gli “atti unilaterali” stigmatizzati anche da Merkel oggi rischiano però di provocare un effetto domino che danneggerebbe tutti. In fondo al domino che Seehofer vuole innescare ci sono Italia e Grecia: Se il ministro tedesco metterà in atto la sua minaccia, con ogni probabilità il governo austriaco di Kurz farà altrettanto. Dato che il flusso lungo i Balcani è bloccato, l’ultima frontiera che resta aperta per raggiungere la Germania è quella del Brennero. Lo strumento austro-tedesco è la sospensione temporanea di Schengen con i controlli alla frontiera. La Francia potrebbe seguire, rafforzando il dispositivo già all’opera a Mentone e Bardonecchia. E così l’Italia rischia di trasformarsi in un grande campo profughi fuori dalla Schengen europea.

    

Quella di oggi non è una crisi migratoria paragonabile a quella del 2015, quando migliaia di persone sbarcavano sulle coste dell'Ue ogni giorno. Il Consiglio europeo dice che i numeri di chi entra illegalmente sono scesi del 96 per cento dal loro picco nell'ottobre 2015. Ma le tensioni di questo mese su migranti e Ong escluse dall'ingresso nei porti italiani, riportano saldamente la questione sotto i riflettori europei.

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