Il minisummit che non ci conviene

David Carretta

Bruxelles. Un mini-summit a otto, che dovrebbe preparare il terreno al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, ma che in realtà serve a risolvere un grave problema di politica interna in Germania e a salvare la cancelliera Angela Merkel dall'offensiva del suo ministro dell'Interno, Horst Seehofer: l'incontro convocato per domenica da Jean-Claude Juncker – e al quale dovrebbero prendere parte i capi di stato e di governo di Germania, Francia, Italia, Spagna, Austria e Bulgaria –rischia di trasformarsi in un boomerang per l'Italia. Il presidente della Commissione ha spiegato che la riunione informale su immigrazione e asilo ha come obiettivo di “trovare soluzioni europee”. Ma l'obiettivo di Berlino è concentrarsi sulla questione dei movimenti secondari dei migranti che sbarcano in Italia, Grecia o Spagna e poi si trasferiscono in altri stati membri, come Germania e Francia. Come ha spiegato con candore il presidente francese Emmanuel Macron, ieri a Meseberg durante una conferenza stampa con Merkel, l'intenzione è di fare in modo che "quelli che sono registrati nel primo paese della zona Schengen possano essere ripresi il più presto possibile nel paese in cui sono stati registrati". Lo strumento dovrebbero essere “accordi bilaterali o multilaterali”. La minaccia che peserà sull'Italia, se non accetterà di riprendersi i migranti entrati nell'Ue attraverso il suo territorio, è l'esclusione di fatto dalla zona Schengen, con la reintroduzione dei controlli alle frontiere al Brennero, a Ventimiglia e agli altri valichi.

     

Alla riunione, che si terrà domenica a Bruxelles, dovrebbero prendere parte i capi di Stato e di governo di Germania, Francia, Italia, Spagna, Austria, Bulgaria, Malta e Grecia. Inizialmente la Germania aveva chiesto al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, di organizzare il mini-summit incentrato sui movimenti secondari. A Berlino è in corso un duro scontro tra Merkel e Seehofer sulla possibilità di respingere alla frontiera i richiedenti asilo entrati nell'Ue da un altro stato membro. Il ministro dell'Interno ha dato tempo fino al 1 luglio alla cancelliera per trovare una “soluzione europea”, prima di mettere in pratica i respingimenti alla frontiera con l'Austria. Una decisione di questo tipo da parte di Seehofer spingerebbe l'Austria a fare altrettanto, imponendo controlli alla frontiera in deroga a Schengen e respingimenti al Brennero. La Francia e la Slovenia potrebbero seguire, tagliando l'Italia fuori dallo spazio di libera circolazione senza controlli alle frontiere. Tusk ha rifiutato la richiesta tedesca, perché ritiene che il tema debba essere affrontato dai 28 stati nel Vertice del 28 e 29 giugno. Così è stato Juncker a correre in soccorso di Merkel. Era già accaduto nell'autunno del 2015, quando il presidente della Commissione convocò a Bruxelles un mini-summit dei paesi sulla rotta dei Balcani, imboccata da più di un milione di migranti e rifugiati diretti verso la Germania che aveva aperto le sue porte. Il risultato allora fu la chiusura delle molte frontiere dei Balcani, a partire da quella tra Macedonia e Grecia, che ancora oggi si trova tagliata fuori da Schengen.

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