•
Da Attila a Trump, quando il potere sfida il Papa. Intervista al prof. Musarra
Il confronto con gli scontri del passato, la strategia del presidente americano e la centralità assunta dal nuovo Pontefice. Dialogo con il docente di Storia Medievale della Sapienza
di
15 APR 26
Ultimo aggiornamento: 12:35 PM

"Incontro di Leone Magno con Attila", affresco di Raffaello databile al 1513-1514 nella Stanza di Eliodoro, una delle Stanze Vaticane (Wikipedia)
Da Attila a Napoleone, fino a Mussolini: la storia è costellata di leader che hanno visto nel Papa l'ultimo ostacolo al potere assoluto. Re e imperatori ci hanno provato in ogni epoca, sfidando quel confine spirituale che separava le loro ambizioni dal dominio totale sul mondo. E lo scontro ingaggiato da Donald Trump contro Papa Leone XIV, forse, potrebbe inserirsi in questa particolare pratica di chi crede nella propria onnipotenza, al punto da puntare alla sfida contro il vicario di Cristo. “Non credo che l’attacco del presidente americano sia frutto di una strategia o di una volontà di scontro contro il potere della Chiesa per affermare il proprio, quanto piuttosto di una costante ricerca dell'attenzione, un volere far parlare di sé”, dice al Foglio Antonio Musarra, professore di Storia Medievale alla Sapienza e autore di molti saggi sulla storia della Chiesa. “La strategia di Trump – continua Musarra – è sempre questa: pronunciarsi su tematiche completamente differenti tra loro affinché l’attenzione sia convogliata su di lui. Dal punto di vista comunicativo avrà anche i suoi effetti, ma gli si sta ritorcendo contro e in vista delle elezioni di metà mandato di novembre peserà come un macigno”.
Eppure la suggestione di chi in questa dinamica ha visto uno scontro tra il potere temporale e quello spirituale è un’immagine difficilmente dimenticabile, come se in un attimo si fosse tornati indietro nel tempo. Attaccare il Papa e quindi la Chiesa: chi, oggi, potrebbe farlo se non Donald Trump? “In effetti, un altro leader in questo momento non c’è, non lo immagino”, risponde Musarra. “Lo immagino calato nella figura di Trump però, ossia la figura irrispettosa nei confronti di qualsiasi tipo di potere, perfino degli alleati”.
Risuonano ancora, infatti, le recenti dichiarazioni velenose del tycoon contro la premier italiana Giorgia Meloni: “Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”, ha detto Trump al Corriere della Sera. In ogni caso, ingaggiare un dibattito con il pontefice è segno di una autolegittimazione del proprio potere. “Non esattamente, ma per comprendere questo punto dobbiamo capire innanzitutto il suo popolo. E quello americano ha sicuramente una componente cattolica forte, ma non è certamente quella in cui Trump è cresciuto e vissuto, anzi. Lui fa riferimento a quel protestantesimo ed evangelismo americano che abbiamo visto molte volte circondarlo. In questo quadro, Leone XIV è delegittimato in partenza, perché non è il capo della Chiesa trumpiana”. Anche il vicepresidente americano J.D. Vance ha però criticato le parole del Papa, nonostante la sua confessione cattolica e nonostante sia andato in Vaticano per fargli visita a maggio 2025. Secondo Musarra, qui il discorso è completamente diverso. “Lo vedo piuttosto a ruota, ma con una certa sofferenza nel seguire le direttive che gli vengono imposte dall’alto”.

Tornando al passato, quanto legame c’è tra questa offensiva di Trump e quelle che sono raccontate nei libri di storia? “Gli scontri del passato non sono comparabili, né con questo né tantomeno tra di loro. Se non altro per modalità e contesti diversi. Il vero scontro tra poteri universali arriva solo nell’undicesimo secolo con la lotta per le investiture, in particolare tra Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV. Tutti conoscono l’umiliazione di Canossa e in questi giorni alcune vignette hanno paragonato quello scenario all’attualità. Ma in quel caso il conflitto fu strutturale perché eravamo di fronte a due universalismi concorrenti e riconosciuti dalla società”. In questo senso, non c’è un paragone puntuale col contesto odierno. “No, come non c’è nei successivi casi, da Bonifacio VIII e Filippo IV di Francia che afferma per la prima volta l’autonomia religiosa di una monarchia fino a Clemente VII e Carlo V, l’imperatore cattolico implicato nel famoso sacco di Roma nel 1527. Anche nell’epoca moderna e contemporanea gli stili e i rapporti sono troppo diversi per compararli: Napoleone con Pio VII, Mussolini e Pio XI ma anche Hitler e Pio XII”.
di
L’unica analogia, insomma, risiede nello sviluppo del contrasto tra il principale leader mondiale e il Papa. In tutto ciò, Papa Leone sembra aver disinnescato gli attriti: “Io non sono un politico”, ha affermato. “Questo episodio ha consentito a Leone di emergere da un silenzio che in realtà non c’è mai stato”, sottolinea il prof. Musarra. “Fin dal primo giorno si è sempre schierato a favore della pace e contro la guerra, ha proposto mediazione e ha richiamato ai diritti umani. Affinché se ne accorgano anche i media, però, serve un evento scatenante. E l’attacco di Trump, in questo senso, ha permesso che le sue parole venissero caricate di un senso più profondo”.