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Perché alla fine CasaPound è d'accordo con i migranti dell'ex Penicillina

I neofascisti chiedono lo sgombero e intonano cori contro l'immigrazione. Ma molti ammettono che bisogna trovare una soluzione per evitare che gli occupanti tornino in strada. Proprio quello che chiede alla Raggi chi vive nella ex fabbrica chimica

23 Novembre 2018 alle 08:52

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Chiedono lo sgombero e intonano “difendiamo la nazione, non vogliamo immigrazione” quasi come un tic retorico. Ma poi anche loro, i militanti di CasaPound, si rendono conto che non si può ridurre tutto a un solo atto di forza. “Non è solo questione di immigrazione, all'interno ci saranno anche italiani” dice uno di loro. Gli fa eco una signora del posto: “Mi dispiace, ma che possiamo fare noi? Le istituzioni, il governo devono fare qualcosa”. “Chiediamo la bonifica e il recupero dell'area” perché avere un immobile vuoto vuol dire spianare la strada al prossimo accampamento informale. Come quello scheletro, pieno di immondizia e rifiuti tossici, che è l'ex fabbrica di Penicillina di Roma, diventato “casa” per circa 300 persone, quasi tutti migranti. 

  

Viaggio nel ghetto dell'ex fabbrica Penicillina

L'edificio rischia lo sgombero, ma le persone che ci abitano chiedono un'evacuazione concordata perché non vogliono finire per strada. "Senza un'alternativa torneranno a occupare" 

  
E sono stati proprio gli occupanti ad aver chiesto alla sindaca Raggi e alle istituzioni di essere evacuati e di avere una soluzione alloggiativa alternativa. Il rischio è sempre lo stesso: dopo lo sgombero queste persone, spesso irregolari perché fuoriuscite dal circuito d'accoglienza, dublinate, in attesa di permesso o rifiutate dalle commissioni, restano sul territorio. E senza la possibilità di cercare lavoro se non in nero e di affittare un alloggio, andranno a creare un altro accampamento informale. Ne è piena testimonianza il gruppo di reduci del Baobab che dopo lo sgombero di piazzale Maslax del 13 novembre si ritrovano a vagare nel piazzale di fronte, sotto la stazione Tiburtina. E a essere sgomberati anche da lì.

 

Cosa succederà quando il decreto Sicurezza metterà in strada anche le 1059 persone con permesso umanitario che al momento si trovano nel circuito di accoglienza di Roma? Una bomba sociale e di sicurezza pronta a esplodere che andrà a ingrossare le fila degli esasperati cittadini romani sui quali pare puntare la destra sovranista e populista per fare campagna e raccogliere facili consensi. Trovare una soluzione oltre le ruspe per i diseredati di Roma sembra l'unica alternativa.

Roberta Benvenuto

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