Chi bacchetta Nolan sul realismo non ha colto il significato dell’Odissea

Elon Musk, i deepfake e le domande sbagliate: invocare la tecnologia più avanzata per rivendicare una presunta autenticità del passato che non è mai esistita nemmeno nell’opera di Omero, significa non aver compreso né il funzionamento dei miti né quello della storia

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Foto LaPresse

Si fa un gran parlare del film The Odyssey di Christopher Nolan. Il successo di pubblico è indiscusso, con gruppi di persone che si spostano di città per assistere alle proiezioni con pellicola analogica 70mm e nelle sale IMAX digitali. Altro che crisi dei cinema qui si va in trasferta per vedere un film.
Oltre alla fama popolare, arrivano le lusinghe della critica cinematografica, seguite però poi dalle critiche tout court, che sono le più rumorose. Se i critici riconoscono al film il piacere spettacolare dell’esperienza cinematografica (“3 ore che filano via senza annoiare” cit. M. Mancuso) e per la capacità di restituire il senso epico della storia lasciando che “Omero sia Omero”, le critiche pruriginose arrivano da un miope fronte storico. I malati di inappuntabile realismo (vedi matrice anglosassone) lamentano la presunta infedeltà storica: le armature sarebbero sbagliate, gli elmi apparterrebbero a epoche diverse, la nave di Odisseo ricorderebbe una nave vichinga anziché un’imbarcazione micenea, mentre costumi e scenografie sembrerebbero provenire dalla Grecia classica anziché dall’età del Bronzo. E poi i dubbi sull’effettiva aderenza geografica di Itaca, del Circeo, etc. Tutte domande sterili che denotano poca fiducia nel fantastico e che portano alla domanda più inutile: ma Omero è realmente esistito? Sia l’Iliade che l’Odissea sono già il risultato di una sovrapposizione anacronistica al centro della tradizione orale.
Questa voglia di voler capire unicamente attraverso la chiave realista non coglie il senso del film, confondendo mito con documento storico e relegando tutto il simbolismo e la forza immaginifica a meri dati fattuali. Le ricerche non sarebbero di per se sbagliate per un programma tipo Quark, ma è il tipo di discussione che parte da un presupposto errato. Gli studiosi dell’antichità e del mondo miceneo interpellati non negano che queste incongruenze esistano, sostengono piuttosto che la domanda di fondo sia mal posta. Chiedersi se Nolan abbia rappresentato correttamente il mondo di Omero significa attribuire all’Odissea un rapporto con la storia che il poema non ha mai avuto. Gli stessi Greci antichi non trattavano i loro miti come racconti fissi e immutabili. Le storie della guerra di Troia venivano continuamente reinventate, arricchite e trasformate. Questa capacità di adattarsi non costituisce un tradimento del mito ma una delle sue caratteristiche fondamentali.
Poi arriva Elon Musk che su X annuncia, minacciando (o minaccia, annunciando): “Prima della fine dell’anno, Grok Imagine realizzerà un lungometraggio tratto dall’Odissea, storicamente accurato e fedele all’arte di Omero”, messaggio accompagnato da un video di tre minuti che mostra come potrebbe essere un’Odissea realizzata interamente con l’intelligenza artificiale. Nolan rilegge Omero in un momento storico in cui l’eredità del mondo classico viene evocata da ambienti della destra (radicale e non) come simbolo di una presunta “civiltà occidentale” minacciata. Il film prende le distanze da questa appropriazione ideologica mostrando come il mito eroico su cui si fonda la fama di Odisseo sia profondamente diverso dalla realtà dei fatti. Nel corso della narrazione emerge infatti una rivelazione progressiva: l’Odisseo interpretato da Matt Damon non è semplicemente l’eroe celebrato dalle leggende, ma anche colui che ha infranto un patto morale fondamentale, contribuendo alla crisi della società che lo circonda. Le sue avventure, lette come episodi gloriosi, assumono via via un significato diverso, facendo affiorare una verità che mette in discussione l’intera costruzione del mito. Nel film c’è quindi un’idea precisa di cosa significhi adattare oggi l’Odissea. E poi si sa, ogni epoca reinventa i propri eroi. I pittori vascolari greci rivestivano Achille e Odisseo con le armature contemporanee al proprio tempo. Gli artisti del Rinascimento li immaginavano con sembianze italiane. L’Ottocento li trasformò in figure candide, scolpite nel marmo bianco, ignorando che il mondo antico fosse invece ricco di colori. Hollywood continua questa stessa tradizione.
L’immagine che Nolan costruisce dell’antichità non pretende quindi di restituire il passato com’era, o come sarebbe potuto essere, ma rivela il modo in cui il nostro presente immagina il passato. Ora. E’ questo ciò che rende l’Odissea un classico straordinario, la sua malleabilità al presente. Quindi Nolan non si limita a trasporre fedelmente un classico, utilizza il poema per interrogare il presente e proprio questa scelta sembra anticipare le controversie che il film avrebbe suscitato.
Dall’intelligenza artificiale dei deep fake che non lasciano distinguere più il reale dal presunto o dall’inverosimile, all’intelligenza artificiale usata come strumento inappuntabile di verità storica. Il passo è breve, ma il paradosso è evidente: invocare la tecnologia più avanzata per rivendicare una presunta autenticità del passato che non è mai esistita nemmeno nell’opera di Omero, significa non aver compreso né il funzionamento dei miti né quello della storia. Questa ossessione contemporanea per l’accuratezza storica rivela piuttosto il disorientamento culturale del presente. La domanda interessante non è se il film sia accurato, bensì che cosa dica della sensibilità contemporanea. E’ il valore del classico, bellezza.