Poeta

La recensione del film di Simón Mesa Soto con Ubeimar Rios, Rebeca Andrade, Guillermo Cardona, Alisson Correa, Margarita Sotoe

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3 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:12 PM
Sono brutti, forse sporchi e sicuramente cattivi. I poveracci vivono stipati in una stanza. I meno poveri organizzano scuole e premi di poesia per i ragazzi svantaggiati (pochissimi i dotati). Il poeta protagonista da un bel po’ non scrive più; beve e venera il suo idolo José Asuncion Silva, poeta colombiano dell’ottocento, decadentista e poi modernista, morto sparandosi un colpo al cuore. Oscar vive con una madre insopportabile e brontolona, convinta che il dottore non le dia le medicine giuste. Lui pensa che ogni poeta sia una divinità infelice e vanitosa, e che del resto l’infelicità sia il primo motore sulla terra. Le premesse sono terribili, ma “Poeta” – al netto della lunghezza esagerata – ha una sua apprezzabile cattiveria. Verso tutti. Il sedicente poeta che vorrebbe finire sulle banconote come il suo idolo, i colleghi dell’associazione poetica che dietro le spalle lo prendono in giro quando vorrebbe andare in tv per vendere
più libri. Finisce in un programma del mattino con uno sportivo, un inventore, un venditore di chincaglierie. Poco leggiadro, con i dentoni, si incapriccia delle doti poetiche di una ragazzina che scrive su un quaderno a quadretti. Una che gli chiede i soldi per lo smalto con i brillantini (la famiglia ha già avuto il sacchetto con spesa). Premio a Cannes, per l’originalità, e la perfidia poco terzomondista. Cambia la dieta e difende dalle rituali commediole