Per sfuggire al guaio in cui si è cacciato, all’integralismo disintegrante da cui non sa come uscire anche perché uscire non vuole, Beppe Grillo confida nella morte. Non una morte qualsiasi potrà toglierlo dai pasticci, solo una morte inferta dai suoi seguaci. Allora si ergerà eroicamente gridando il “tu quoque, Brute, fili mi”, mentre con sollievo accoglie i colpi di pugnale dei grillini. Anche Giulio Cesare voleva morire e scansò la profezia; non poteva affossare la Repubblica ma neppure rinnegare la propria hybris. Solo il tradimento dei suoi fedeli permetterà a Grillo di salvare la faccia di fronte a se stesso e all’implacabile custode della sua virtù, Casaleggio.