Benazir Bhutto non voleva che i suoi figli guardassero i cartoni animati perché la sua infanzia, per quanto agiata, non aveva conosciuto frivolezze ed era convinta che fosse stato un bene, ma per quanto si sforzasse di essere ferma, alla fine capitolava: c’era sempre un discorso impetuoso da scrivere, un consigliere da ricevere, un aereo a dividerla dai suoi bambini. Un giorno sta scendendo le scale di corsa quando sua figlia Bakhtwar, 7 anni, accenna un saluto con la mano e dice: “Ciao, è stato bello vederti. Torna presto”. “Cosa vuoi dire? – risponde Benazir – Io sono tua madre, noi siamo unite come il tuo braccio è attaccato al tuo corpo”. “Mamma, il mio braccio non fa che staccarsi”, la gela Bakhtwar. “Torna sempre però!”, insiste Benazir. E’ a quel punto che Bilawal, il primogenito di otto anni, corre ad abbracciarla e mentre la stringe ripete: “Torna, torna, sempre”.