L’ombra lunga dell’anagrafe si allunga sulla generazione dei baby boomers, sui suoi santuari e sugli eroi che v’abitarono. Già, perché a Richie Havens, scomparso lunedì all’età di 72 anni, calza più la definizione di “eroe” che quella di artista e musicista tout court (che è ciò che fu, lungo cinquant'anni di carriera, sempre con preciso centro di gravitazione nel village newyorchese, lui nativo di Bedford Stuyvesant e morto dall’altra parte del ponte, a Jersey City). Ma Havens resta indelebilmente e semplicisticamente l’eroe di Woodstock, quello che da solo, alle 5 del pomeriggio dello storico venerdì agostano del ’69, aprì le danze del festival che aveva voluto essere troppo grande per funzionare.