Si sa, è primavera, ma loro come fogliame d’autunno stanno: tremuli e provvisori. Così, invece di darsi una regolata, i politici si danno l’ennesima zappata sui piedi – o più prosaici (utili?) calci altrove. E’ che sono vanitosi, i poveretti, terribilmente vanitosi, insopportabilmente vanitosi. Pur di apparire tutto fanno: torte in faccia in televisione, canto e ballo, si fanno intervistare da gente con costumi coperti di soldi, si fanno urlare in coro da tre tipini, dopo aver risposto a certe domande, “questa è proprio una ca…, una vera cazza…, una gigantesca strepitosa cazzata!”.