E’ l’ultimo della sua specie. Il Supremo Superstite. L’ultimo grande democristiano che ancora attraversi il continente emerso dopo la glaciazione dell’èra del Biancofiore – l’altro è Forlani, che però la penombra quietamente preferisce, e con essa il silenzio e l’invisibilità. Invece Ciriaco c’è. L’ultimo dei democristiani che ebbe tra le mani un potere immenso – che come il Berlusconi fu lodato, come Monti considerato, come Renzi celebrato (e anzi, come Renzi tutto sommò: partito e governo): “A’ Cirì, dicci qualcosa”. Qualsiasi cosa, Cirì – dallo spizzichino alla globalizzazione, illuminaci, Cirì. Luigi Ciriaco De Mita è un superbo mammut (e mammut è detto qui a motivo di stupore, come potrebbe dirsi del bue primigenio, come di uno pterosauro: stupore di bestia non più vista, complessa, dall’elaborato Dna, altro che il modello basico ruminante che ora si aggira), e pure un grande migratore, che il mondo ha girato, e che sul luogo d’origine al tramonto torna: come saggia testuggine che va a depositare le uova nel luogo esatto dove lo stesso suo uovo di schiuse.