Per ora è una polvere sottile che si sente nell’aria, un moscerino nell’occhio – forse muterà in tempesta. Un increspare di onde piacevolmente disordinate – uno tsunami, magari. Un sordo brontolio, come di stomaco troppo vuoto (o troppo pieno, invece) – muri che cedono. Giorni di cadute alle porte, busti che si frantumano a terra, palcoscenici che rumorosamente si vuotano. Di quei momenti e di quei tempi in cui non sarà possibile né salvare la roba (un gridare disordinato e inutile, come quello di Mastro don Gesualdo, “roba mia, vieni con me!”), né forse le buone ragioni – casomai ci fossero