I morti, hanno parecchia importanza per i vivi. Non le pagine dell’economia, meno che mai quelle della politica, delle cronache giudiziarie per carità: la pagina dei necrologi, iuttosto. E’ quella che dà il ritmo, indica la direzione, segnala la postazione da occupare. Chi sa, lì scruta – mica chi è dipartito, casomai chi si duole. Pubblicamente si duole, e dunque pubblicamente si segnala. Una piccola briciola di pane, da raccogliere al volo prima che passi un uccellino rapace, così da non finire spersi come Pollicino. E’ in quelle pagine tra bronzi e cere, noiose e ipocrite – “piangiamo”, “ricordiamo”, “non dimentichiamo”: macché! – che a volte si nasconde (in bella vista, e quindi invisibile ai più, come la famosa lettera di Poe) la mappa del potere.