Ancora oggi, verso le cinque del mattino, seduto sul letto del sanatorio di Dobris, vicino Praga, Angelo Maria Ripellino sistema la bombetta di Kafka vicino al boccale di birra di Hasek, come fossero manichini che hanno attraversato la città per andarlo a trovare e raccontargli cosa sta succedendo fuori. Ancora oggi, dopo le cinque del mattino, funamboli, alchimisti, golem, wariaci (pazzi), marionette, guitti, poeti, ubriaconi, cudàk (bislacchi) passano sotto la sua finestra e lui, caruso che veniva da Palermo, scende dal letto, esce dal sanatorio e se ne va tampasiari, a zonzo, come si dice nella sua città, con questa masnada di lanzichenecchi, di attori senza palco, di cantanti senza spartito. di Davide Morganti