Tutte le assoluzioni iniziano con il rimorso, si nutrono di “non l’ho fatto apposta, credimi”, procedono con la promessa di non farlo più, maturano nella sincera offerta di ricominciare da capo, solitamente accompagnata da inviti a cena spediti a guisa di ramoscelli d’ulivo. L’assoluzione del procuratore generale degli Stati Uniti, Eric Holder, dal pernicioso peccato di avere spiato i giornalisti alla forsennata ricerca delle talpe che fanno imbestialire il suo presidente e amico Barack Obama non dovrebbe fare eccezione.