La condizione di chi si trova costretto nei centri di prima accoglienza, spesso dopo una traversata piena di rischi e di sofferenze, è certamente tale da muovere a un senso di compassione. Aggravare la situazione con lungaggini burocratiche e giudiziarie dimostra quindi una insensibilità umana che suscita sdegno. Se, come dice oggi il governo, si può ridurre il tempo di permanenza nei centri a meno di un mese, questo va fatto, sapendo che significa un più rapido accoglimento delle richieste di asilo fondate, ma anche un più sollecito ricorso ai rimpatri coatti di chi non gode di quel diritto.