Come nel caso delle banlieue parigine nel 2005, è difficile decifrare che cosa stia accadendo nelle periferie svedesi messe a ferro e fuoco da una settimana. Complice il linguisticamente corretto che si rifiuta di nominare le cose. I riot scandinavi sono iniziati dopo che la polizia ha ucciso un uomo che brandiva un machete in un quartiere a maggioranza islamica. Poi i tumulti hanno contaminato i distretti della capitale Stoccolma: Fittja, Hagsätra, Kista, Jakobsberg, Norsborg, Skaerholmen, Skogås e Vaarberg. Nomi austeri, lontani, simboli del paradosso del paese più generoso e ospitale al mondo, noto anche come “la porta dell’Europa”.