Il Pd, per tornare a essere competitivo a livello nazionale, ha di fronte a sé due strade. La prima, è quella che ci piace di più e che abbiamo tentato di praticare prima con Veltroni al Lingotto e poi con Renzi alle primarie: una visione sul futuro del paese, un programma, un partito e un leader che escono dal recinto della sinistra tradizionale, vanno nel campo avversario e conquistano un bel po’ di voti dei delusi dal centrodestra. La seconda – apparentemente più realistica, ma meno coerente con l’esigenza di radicale cambiamento che nasce dalla crisi – è fondata sull’idea che… no, questa “vocazione maggioritaria” non corrisponde al carattere della sinistra italiana, che deve perciò unirsi per poi farsi regista di un ben equilibrato sistema di alleanze politiche. di Enrico Morando e Giorgio Tonini