Quando a febbraio Facebook ha comprato WhatsApp, qualcuno nella comunità tecnologica ha storto leggermente il naso per via dei numeri dell’affare. Pagare 19 miliardi di dollari un’azienda con 55 dipendenti che nel 2013 ha fatturato 20 milioni di dollari poteva sembrare un passo più lungo della gamba, o una stravaganza da visionari pronti a divorare qualunque cosa soltanto per soffiarla agli avversari, al modello di business si penserà poi. Tuttavia WhatsApp rientra nel reame delle strategie comprensibili e dei passi immediati: la grande transizione di ogni cosa su dispositivi mobili è in atto da tempo, Facebook sta lavorando con successo per cavare entrate significative in quel campo ed è naturale che un servizio di messaggi non particolarmente rivoluzionario ma estremamente funzionale, roba da 450 milioni di utenti con appetitose percentuali di crescita nel mercato asiatico, sia un boccone prelibatissimo per il famelico Mark Zuckerberg.