New York. Nel canovaccio della crisi finanziaria Jp Morgan recitava la parte della banca d’affari virtuosa, quella che tiene la barra dritta mentre tutti vanno alla deriva e abilmente schiva gli scogli aguzzi dell’odio popolare e dell’isolamento politico. Il ceo, Jamie Dimon, è l’unico dei grandi banchieri a essere stato invitato a Davos e negli alti salotti dell’economia globale anche quando i suoi colleghi erano relegati se non all’inferno, almeno in un qualche angolo del purgatorio. Proprio nella cittadina svizzera Dimon ha dato, a gennaio, l’ultimo ritocco a una reputazione appena stropicciata, facendo leva sulla decisione di dimezzarsi lo stipendio del 2012.