Simone Moro è un uomo a suo modo fortunato. Nel gennaio del ’96 – all’alba dei trent’anni e un solido curriculum alpinistico alle spalle – con un amico decide di scalare il Fitz Roy, una delle celebri torri di granito della Patagonia, non altissime, ma di estrema difficoltà. A 250 metri dalla vetta, dopo innumerevoli tiri di corda sulla via “Supercanaleta”, due chilometri e passa di purissimo granito verticale, vengono sorpresi dalla tempesta.