Il calcio italiano non si può fermare. Non è un capriccio, non stiamo sbattendo i piedi come quel bambino cui qualcuno, per dispetto, ha voluto togliere il pallone. Semplicemente non si può chiudere da oggi a domani un settore economico del Paese: “Parliamo di un’industria da 2,5 miliardi di euro, tra serie A, B e Lega Pro, con pesi e misure diverse, più l’indotto” ha detto al Foglio.it Marcel Vulpis, direttore dell’agenzia sporteconomy.it. Leggi Combine anche in Francia e Spagna. Ma là se ne accorgono subito, non dopo due anni - Leggi Dal tè di Paoloni agli arresti show di lunedì. Così il mondo del pallone ha distrutto se stesso di Beppe Di Corrado - Leggi Dopo la democrazia, sospendere il calcio. Monti esagera (ma sulla società civile ci prende) di Piero Vietti